…E la reazione di Vittorio è tutto un programma. Oltre che sacrosanta!
…E la reazione di Vittorio è tutto un programma. Oltre che sacrosanta!
Massimo Falcioni per RivieraOggi.it
Appena due milioni di telespettatori in prima serata su Raiuno, pari all’8,2% di share. Una miseria per la rete ammiraglia della tv di Stato che, dati alla mano, è subito corsa ai ripari sospendendo lo show dopo appena una puntata: “La decisione – si legge in una nota di Viale Mazzini – è stata comunicata al Professor Sgarbi che l’ha condivisa”.
Così s’è conclusa l’avventura di “Ci tocca anche Sgarbi”, franata su se stessa come una casa priva di buone fondamenta. Perché il programma del noto critico d’arte poggiava obiettivamente sul nulla. Mal scritto, il programma è parso totalmente de-strutturato, quasi improvvisato. E la legge del piccolo schermo è chiara: puoi chiamarti pure Fiorello, ma se non sei in possesso di un’idea forte e non ti contorni di un gruppo autoriale consolidato, il disastro (vedi i flop d’annata “Superbowl” e “Non dimenticate lo spazzolino da denti”) è assicurato. Figurarsi con Vittorio Sgarbi, rodato e fortunato opinionista del tubo catodico tuttavia incapace di tenere da solo la scena per oltre due ore.
La tribolata scelta del titolo la diceva tutta sulla confusione in origine: da “Capre e Cavoli” si era passati a “Il bene e il male”, per poi virare su “Il mio canto è libero” ed infine appunto su “Ci tocca anche Sgarbi”. Voltandosi indietro c’era poi l’esempio di Gianfranco Funari del 2007. Un altro polemista acchiappa-ascolti che s’era arenato sull’inconsistenza di un “Apocalypse Show” carente d’identità ed efficacia.
Eppure la mission di Sgarbi pareva innovativa: la cultura in prime time, lunghi monologhi in stile Saviano, che il sindaco di Salemi aveva preso ad esempio, se non nei contenuti almeno nella forma. “Però mi manca un Fazio – lamentava – uno che faccia le domande agli ospiti che verranno nel programma”. Insomma, mancava la spalla o uno di cui essere spalla.
Fatto slittare di due mesi fino ad arrivare, colpevolmente, alla primavera inoltrata e collocato nella complicata e segmentata serata del mercoledì (riempita da calcio, “Exit”, “Iene” e “Liceali”), “Ci tocca anche Sgarbi” non è stato altro che l’apologia dello sgarbismo, tra rese dei conti (con gli attacchi all’ex amico Toscani e ai quotidiani nemici) e spot autoreferenziali. Un naufragio prevedile ed inevitabile.
“Ci tocca anche Sgarbi”, ma per poco. E’ stato infatti chiuso dopo appena una puntata lo show in prima serata su Raiuno del critico d’arte, capace al suo esordio di racimolare appena l’8,2% di share. Si legge in una nota di Viale Mazzini: “Considerati i dati di ascolto, la direzione di Rai1 ha deciso di sospendere il programma di Vittorio Sgarbi ‘Ora ci tocca anche Sgarbi’. La decisione è stata già comunicata al critico d’arte che l’ha condivisa”.
Errata la scrittura (se mai ce ne fosse stata una), la collocazione del periodo (l’affollato mercoledì) ed il periodo di programmazione (primavera inoltrata). Una constatazione: Sgarbi poi non è capace di tenere da solo 2 ore e mezzo di trasmissione. “SgarbiQuotidiani” durava 10 minuti…
Ma chi se ne frega del “drogato pentito” Morgan. La tv è sotto shock per un’altra esclusione, ancor più rumorosa, più sensazionale e decisamente – stavolta vale davvero la pena dirlo – ipocrita. Mi riferisco alla squalifica di Vittorio Sgarbi da “Domenica 5″, contenitore nel quale il critico d’arte rivestiva il ruolo particolare di “arbitro”.
La decisione è stata presa all’indomani del sorprendente scazzo che ha visto come protagonisti la settimana scorsa lo stesso Sgarbi e la presentatrice Barbara D’Urso. Tutta colpa del notorio attegiamento retorico, buonista e populista di quest’ultima, finalmente rinfacciatole dall’opinionista nel corso di una discussione riguardante i fatti di Favara.
Reazione impeccabile e successivamente supportata da molti telespettatori su Facebook, ma che evidentemente non deve essere piaciuta alla vittima in questione, che ha allontanato Sgarbi per due domeniche. Dopo avere sopportato e sfruttato ai fini dell’audience gli scazzi dell’ex sindaco di Salemi, ecco una scomunica che sa tanto di becera e irritante ritorsione.
In basso il video della lite.
Quando la retorica si scontra col realismo. A “Domenica 5″ si parla della tragedia di Favara e Vittorio Sgarbi si scaglia contro il populismo della D’Urso, pronta a condannare senza distinzioni le istituzioni siciliane, col fastidioso supporto del pubblico che applaude la conduttrice ad ogni dose di buonismo somministrata. Lo scontro che ne nasce è da gustare interamente.
Intanto proprio Sgarbi ha mollato oggi la carica di sindaco di Salemi. La decisione del critico d’arte è legata all’indagine avviata dalla guardia di Finanza, che lo accusa di aver usato un’auto di proprietà del Comune, pagando però la benzina, per prelevare e accompagnare alcuni giornalisti in aeroporto.
«Se per il lavoro di rinascita che ho fatto e faccio a Salemi con l’obiettivo di risollevarla dall’oblìo e dall’incuria in cui l’hanno tenuta i miei predecessori, debbo anche subire le indagini della Guardia di Finanza, mi dimetto in questo istante da sindaco», ha dichiarato amareggiato Sgarbi, che ha concluso: «Qui l’antimafia è anche peggio della mafia. Non ne posso più. Mi dimetto e vado via».
Iracondo quanto geniale; debordante quanto illuminante. Vittorio Sgarbi non si smentisce e nel programma di Raidue “L’era glaciale” mette in mostra il “lato” buono della propria personalità, lasciando in soffitta urla, liti e insulti.
Nell’intervista concessa a Daria Bignardi, il critico d’arte affronta svariati temi, passando dal “trans-gate”, allo storico diverbio con Mike Bongiorno, senza dimenticare la polemica sul crocefisso ed il primo cittadino di Milano Moratti. E proprio quest’ultima è stata la protagonista involontaria della sua battuta più bella: «Ho deciso di candidarmi a sindaco per “Cl”». «Comunione e Liberazione?», chiede la conduttrice. «No! Contro Letizia!».
Sull’ex Governatore del Lazio, Sgarbi preferisce invece non infierire, confidando la pena umana provata per Piero Marrazzo: «La sua storia ribalta la sua immagine; è imbarazzante per il fatto di essere stato Dottor Jeckyl e Mister Hayde per cinquant’anni. Sono molto dispiaciuto, ma la reazione dei media l’ho trovata normale»
SENTENZA SUL CROCEFISSO – Il sindaco di Salemi difende poi il simbolo della civiltà cristiana: «Per chi non crede, Cristo non è un disturbo. Se dovessimo dar retta alle richieste dei non cristiane dovremmo allora buttar giù le chiese, non studiare Michelangelo, Dante, Manzoni. Questa sentenza del Tribunale sembra quasi un altro processo a Gesù».
Al momento della riproposizione della famosa puntata di “TeleMike”, l’ex sottosegretario ai Beni Culturali, rivendica ancora dopo ventanni le proprie ragioni: «Ogni volta che lo riguardo noto con ammirazione la forza con cui Mike difendeva le proprie tesi. Però sbagliava. All’epoca non feci altro che denunciare ciò che poi è effettivamente avvenuto a Messina: case di mafia costruite senza autorizzazione in luoghi di pericolo».
Infine, non manca una frecciata a Santoro: «Dopo la lite con Travaglio non mi ha più invitato ad “Annozero”. Quando si parla della libertà, si parla solo della loro. C’è una sola libertà?».