GIANNI MORANDI, 4 Prima si presta al bis e successivamente confeziona un Festival sulla scia di quello dell’anno scorso. Senza rotture, senza rivoluzioni. Testimonianza di insicurezza e timore. Sentimenti che mostra in continuazione sul palco, affidandosi ad un gobbo salvagente. A volte non lo fa e son dolori. Anzi gaffe. Tuttavia, in due anni ha regalato a Viale Mazzini record a valanga. Chi verrà nel 2013 dovrà farci i conti.
ROCCO PAPALEO, 6 Picchi geniali, mescolati a siparietti terribili, come quello della “Foca”. Attore e caratterista brillante, Rocco tutto sommato è una spalla perfetta. Ma è arduo essere la spalla del nulla. Se lo fai, smetti di esserlo e diventi qualcosa di indefinito.
IVANA MRAZOVA, 1 La ricorderemo per aver ribattezzato Morricone in Morriccione. Ad un certo punto fa persino rimpiangere Belen ed Elisabetta. Impresona!
SCENOGRAFIA, 7 Gaetano Castelli è una garanzia. Riesce ad accomunare tradizione ed innovazione, garantendo all’Ariston la propria identità. Il suo ultimo Festival? Speriamo di no.
ALESSANDRO SIANI, 3 Evitabilissimo. L’attore napoletano è un fenomeno che la televisione italiana mai comprenderà. Si guadagna addirittura una standing-ovation, grazie ad una retorica imbarazzante: “L’Italia è come il mare, è indivisibile. Nord e sud, siamo sulla stessa barca, siamo un grande popolo, siamo italiani”. Verrebbe quasi da difendere Celentano, per i fischi subiti da parte della stessa platea.
I SOLITI IDIOTI, 2 Dei geni per qualcuno, dei veri idioti per altri. Al di là dei gusti, un dato è innegabile: quelli visti sul palco dell’Ariston non erano gli stessi personaggi adocchiati su Mtv o al cinema. Disinnescati e annullati, a riprova di come la resa di un tormentone sia decisa dal contesto in cui ti trovi. La gag sugli omosessuali non viene capita. Non a caso. Mai ficcanti e pertinenti.
GEPPI CUCCIARI, 10 Il meglio alla fine. Per aumentare la rabbia e il rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Rapida, ricettiva, sveglia. I siparietti con Gianni sono stati la parte più bella del 62esimo Sanremo. Perfettamente complementari. Scritturata solo per l’ultima sera. Purtroppo.
ADRIANO CELENTANO, 3 Ha ragione Aldo Grasso: la colpa è di chi lo prende sul serio. Terribilmente noioso nella prima serata, si rifà nell’ultima, quando risulta irresistibile. Contro la sua volontà: “Non ho detto che Avvenire e Famiglia Cristiana vanno chiusi. Ho detto andrebbero. Potete stare aperti, però cambiate impostazione”. Poi però un giorno qualcuno ci spiegherà qual è il passaggio logico da attore di “Bingo Bongo” a messia. In ogni caso il Festival regge soprattutto grazie a lui. Calamita.
PODIO, 6 Azzeccato per due terzi. A turbare è giustappunto la vittoria di Emma. La terza firmata De Filippi degli ultimi quattro anni. Potere dei talent. E del televoto. Prima del loro avvento vincevano i Matia Bazar, i Jalisse, Povia, Giò di Tonno e Lola Ponce. Non che andasse meglio.
CONTROPROGRAMMAZIONE, 0 Dov’era? Chi l’ha vista? Assente da almeno tre anni.
FESTIVAL, 5 Benigni nel 2011, Celentano quest’anno. Chissà quali sarebbero stati i giudizi sull’era Morandi senza di loro. Gli ascolti dettano legge, ma non si può negare l’evidenza. L’evidenza di due edizioni agghiaccianti.












