Raiperunanotte, audience alle stelle ed un copione già scritto

Inutile affermare il contrario. Inutile e scorretto. “Raiperunanotte” è stato un fenomeno web-televisivo che resterà nella storia di questi due mass-media. Lo show trasmesso dal Paladozza di Bologna ha toccato infatti picchi altissimi: circa 120 mila contatti unici in rete e le emittenti Current e SkyTg24 capaci di raggiungere 500 mila spettatori ciascuno. Analizzando inoltre la curva di share della categoria “altre locali”, che somma i dati di tutti i canali non nazionali che hanno seguito l’evento (circa quaranta), s’è visto come la media abbia raggiunto vette del 31-32%.

Detto questo, va dato un senso alla serata emiliana. Quella che ufficialmente doveva essere una manifestazione di protesta per le leggi della par-condicio applicate su alcuni programmi d’informazione della Rai, tra cui “Porta a Porta”, “L’ultima parola”, “Ballarò” e lo stesso “Annozero”, ben presto si è trasformata in una preventiva battaglia anti-censura condotta da Michele Santoro, il quale fino a prova contraria e a novità dell’ultim’ora dovrebbe riprendere il suo regolare posto in prima serata su Raidue a partire da giovedì prossimo. Come Giovanni Floris, Bruno Vespa e Gianluigi Paragone, che torneranno in video senza (o quasi) aver proferito verbo dinanzi alle scelte – discutibili – operate dalla Commissione di Vigilanza del servizio pubblico. Sì, nel frattempo “Il Fatto” ha snocciolato diverse intercettazioni riguardanti il Premier nelle quali auspicava e chiedeva la chiusura del talk dell’ex-europarlamentare, ma nel concreto fin’ora è avvenuto poco o nulla.

Ecco allora che “Raiperunanotte” è stato solo un pretesto, oltretutto a difesa dei soliti noti. Floris c’era. Vespa e Paragone no. Forse invitati (o forse no?), hanno preferito starsene a casa, a ragion veduta. Sarebbero stati certamente subissati da fischi ed insulti, da una platea infuocata ed eccitata. Eppure anche loro avevano subìto una soppressione ed avrebbero avuto il diritto di lamentarsi. Poco male per Santoro, che aveva costruito tutt’altro avvenimento con un percorso, ed un tema, già delineato a priori.

La Rai è intanto al lavoro per verificare la possibile violazione, da parte del giornalista campano,  dell’oneroso accordo di esclusiva da 700 mila euro annui firmato nel 2006. L’infrazione, oggettivamente, c’è stata tutta, ma appare difficile ipotizzare che qualcuno alzi la voce per sottolineare questa eventualità. Perché come ha affermato nei giorni scorsi la penna di “Libero” Franco Bechis, Santoro «è direttore a prescindere e a vita, per editto (italiano, ma assai più bulgaro di quello celebre) di un magistrato. Non è licenziabile, non è contestabile, non è sostituibile. Si trattasse di un qualsiasi altro giornalista, di quelli che a differenza sua sono sottoposti a regole e contratti, andando in onda da Bologna dovrebbe dire addio alla Rai per evidente violazione dell’esclusiva contrattuale». D’altronde Michele l’ha giurato: la farà sempre fuori dal vaso.