
Sedici naufraghi, lasciati per 39 giorni su un’ isola deserta del Mar cinese meridionale, senza elettricità e telefonini, con minime scorte alimentari. Chi non resiste viene drasticamente espulso. In compenso, chi vince mette le mani su un tesoro: 500 milioni.
Così nel 2001 venne presentato Survivor, secondo reality show (in ordine di tempo) della televisione italiana, partito a soli due mesi dalla conclusione del primo, storico e seguitissimo Grande Fratello (16 milioni di telespettatori nell’ultimo appuntamento).
Partito il 13 febbraio fra mille speranze, il programma si rivelò già dalla seconda puntata un clamoroso flop (3 milioni di spettatori col 10,48% di share nella prima parte ed 1 milione 993 mila spettatori con il 7,84% nella seconda). Già perchè la trasmissione prevedeva due tranche separate. Nella prima si proiettava il film del naufragio (registrato), con le sfide e conseguenti nominations, mentre successivamente in studio partiva il talk show condotto da Benedetta Corbi.
A trionfare fu la jugoslava Milica Miletic (grazie a Dio dimenticata) che, non contenta del miracolo ricevuto, non perse tempo nello sparare a zero sull’Italia e gli italiani: «Survivor ha fatto flop perchè non c’è stato il sesso. Siete un popolo di curiosi e guardoni che amano sbirciare cosa fa il vicino di casa. Amate il pettegolezzo».
Stronzate a parte, la verità è che l’handicap di Survivor fu quello di aver registrato mesi prima della messa in onda le vicissitudini dei concorrenti, riproponendole in differita nel corso della trasmissione. L’assenza del “live” e del contatto diretto con i concorrenti, l’idea di assistere a prove avvenute tempo addietro, montate e tagliate, senza la possibilità di essere modificate (mancanza quindi del colpo di scena), tolsero brio ad un prodotto obiettivamente noioso e statico.
Curiosità: i partecipanti furono costretti, una volta tornati dalle isole Zapatillas a non svelare il nome del vincitore. Pena una multa di diversi milioni di lire.

Milica Miletic, vincitrice di "Survivor"

