Kahn, quando il palinsesto estivo ti salva la faccia

Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM

Chissà cosa diranno le femministe del terzo millennio, quelle del “Se non ora quando”, dei processi sommari, dei cortei in piazza. Chissà cosa diranno della scarcerazione di Dominique Strauss Kahn, avvenuta dopo che la Procura di New York ha ritenuto fragili e poco autentiche le accuse di stupro messe in piedi dalla cameriera Ofelia.

“Non ti preoccupare, questo tizio ha un sacco di soldi; so quello che faccio”, diceva al fidanzato la ragazza, 28 ore dopo aver esposto denuncia. Proprio mentre in Italia la sinistra s’era già scatenata: “Chiunque creda nel valore della libertà sessuale, che necessita sempre di parità nella scelta e di reciprocità nella manifestazione dei desideri, può solo rallegrarsi per l’influsso dissuasivo che eserciterà il fattaccio del Sofitel newyorkese. Dominique Strauss-Kahn non sarà d’accordo, ma con la fine della sua carriera politica sta dando un contributo involontario al miglioramento del mondo”.

Con questa sentenza senz’appello, Gad Lerner lo scorso 17 maggio demoliva su Vanity Fair l’economista francese. “Il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale – proseguiva – che viene prelevato dalla prima classe di un velivolo Air France in procinto di decollo per Parigi, e rinchiuso in una cella di sicurezza sulla base della testimonianza di una donna socialmente molto più debole di lui, è un simbolo forte di uguaglianza nel diritto”.

Alla faccia del garantismo, delle indagini, della vera versione dei fatti, della possibilità che la cameriera fosse in realtà una prostituta, come ipotizza oggi il New York Post. Per mesi il conduttore dell’ “Infedele” se n’è fregato, usando la sua trasmissione come megafono di una sola fazione, quella dei comitati del “Se non ora quando” appunto, pronti a spacciare per orco qualsiasi maschio del pianeta Terra.

Ancor più se ricco e potente. In quel caso il vittimismo si amplifica e si toccano punte di ordinaria follia: “L’idea che questa signora della Guinea possa aver fatto la furba continua a correre”, affermavano sdegnate nel corso dell’ultima puntata stagionale del talk-show di La7. “Questi potenti pensano di poter trovare in certi pacchetti pure la cameriera. Dimenticano che è un lavoro dignitoso ed usurante”. E giù consensi dalle pasionarie Michela Murgia e Cristina Comencini, protettrici di presunti agnelli sacrificali, poco agnelli e fin troppo presunti.

Adesso, mi raccomando, non avvertitele. E non informatele che Sant’Ofelia rischia cinque anni di carcere, per aver mentito sotto giuramento al Gran Giurì. Ma la fortuna è comunque dalla loro parte, dato che “L’Infedele” da questa settimana non andrà più in onda. Pensate che fatica doversi rimangiare tutto. Per non parlare della notizia della segretaria locale del Partito Democratico inguaiata in un film porno amatoriale: discuterne o glissare? Quesito inutile, dinanzi ai miracoli del palinsesto. A volte l’oscuramento salva la faccia.

Gad, ringrazia l’Editto-estivo!

Boom de L’Infedele, vedi il grafico

ASCOLTI DI LUNEDI 24 GENNAIO 2011 – La curva de L’Infedele, stabile al 7% fino alle 23.50 (interruzioni pubblicitarie escluse, in cui l’appeal ovviamente cala), si impenna pochi istanti dopo la telefonata di Berlusconi (durata appena 2 minuti) e col passaparola tocca addirittura il 14 (h. 24.08). Si tratta del migliore risultato di sempre del talk condotto da Gad Lerner. Grafico fornito da Tvblog.it.

Più che Infedele è antipatico

Massimo Falcioni per Daw

Tutti lo riconoscono, nessuno può negarlo: con la vicenda-Ruby Silvio s’è impantanato. Più di ogni altra volta, persino più di quelle volte in cui il suo nome è stato addirittura accostato alle stragi mafiose del 1992. Il Pdl, intimorito che uno scandalo di tale portata possa annientare l’unico faro capace di guidare il partito, ovviamente gli si è stretto attorno. Eppure, gli elettori di centrodestra sono scossi, disorientati. E il turbamento aumenta se ad intervenire è pure la Santa Sede, che ad alta voce ha invocato “sobrietà e moralità”.

Esiste però un istante, un fulmineo istante nel quale tutto può mutare e capovolgersi. E’ l’istante in cui l’accusato, messo alla gogna in maniera pressante ed esasperata, assume clamorosamente le sembianze dell’agnellino perseguitato. Non grazie a novità in ambito processuale; non mediante la discesa in campo del Signorini di turno; bensì per merito (o demerito, dipende dai punti di vista) della scrittura di certe trasmissioni, dove il grilletto è già caricato e bisogna solo sparare.

E’ il caso del soldato Lerner. Il giornalista di La7, ancor più di Santoro (che talvolta sa almeno riscoprirsi ironico ed istrionico), a pelle ispira antipatia. Iroso, bilioso, indisponente e terribilmente snob, carica ulteriormente il suo astio con le espressioni di un volto sempre tirato e serioso. Il suo “Infedele” è la trincea televisiva per eccellenza, la nicchia ideale per intellettuali radical chic, che in otto anni di vita ha tuttavia raggiunto il suo apice d’ascolto nelle puntate dedicate al rapporto tra il Caimano e il gentil sesso.

Lunedì sera, oramai prossimo al congedo, Lerner avrebbe potuto rimbalzare Berlusconi. Invece no. A differenza di Floris (che qualche settimana fa s’era giustamente rifiutato di ospitare i monologhi del premier, invitandolo in compenso ad intervenire negli appuntamenti a venire di “Ballarò”), Gad non s’è lasciato sfuggire l’occasione del colpaccio. Fingendo indignazione ha ribattuto punto per punto al Cavaliere, ha scatenato contro di lui il pubblico presente (al grido di “buffone”) e s’è portato a casa un indimenticabile 8% di share. Un record assoluto, che non fa mai schifo.

Un Capo di Governo, in quanto tale, dovrebbe comunque trattenersi da qualsiasi tentazione telefonica ed esimersi da certi show, soffocando l’ira e facendola sbollire in altro modo.  La sinistra per ora esulta ed infierisce di fronte all’incontinenza verbale di Silvio. Ma stia attenta alle possibili conseguenze e faccia sì che un imbarazzante scandalo sessuale non si trasformi nell’ennesimo boomerang elettorale per l’opposizione. Perché da carnefice a vittima, il passo è breve.