Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
Pippo è Pippo. L’ultimo pilastro di una tv che non c’è più. Un anno fa si era congedato da Raiuno nella maniera più triste, con un “Centocinquanta” – omaggio all’Unità d’Italia – che si era rivelato un flop televisivo, ma allo stesso tempo anche una battaglia a livello realizzativo, vista la convivenza difficile con Bruno Vespa.
Da allora solo riposo forzato ed un malore, in estate, che aveva preoccupato tutti. Ma Baudo, classe 1936, senza la tv non sa stare. Ad ammetterlo è lui stesso, con apprezzabile onestà: “Non posso non lavorare. Non posso accettare questo stato di paralisi”.
Ecco allora che di fronte alla pazza idea di Davide Parenti, la risposta non poteva essere che affermativa. Giuseppe da Militello iena per una notte, al fianco di Enrico Brignano ed Ilary Blasi, in attesa dell’arrivo di Claudio Amendola.
“Sarà una sorpresa – aveva annunciato – mi vedrete come non mi avete mai visto, sarà una sorpresa”. Purtroppo invece è stato ciò che tutti si aspettavano. Un pesce fuor d’acqua, un conduttore fuori contesto, un vecchio della televisione all’interno della nuova televisione.
Sembra quasi una legge scritta: Pippo Baudo a Mediaset scompare, si annulla. Per ben due volte trapiantato sulle reti berlusconiane, il presentatore siciliano ha ricevuto nell’arco della sua carriera altrettante sberle. Le uniche eccezioni? Le serate dei Telegatti. Che tuttavia non possono far testo.
Un artista nato e cresciuto col marchio di Viale Mazzini tatuato sulla pelle. L’unica azienda che abbia mai amato; il suo vestito ideale, quello più su misura.
“Le Iene” poi fanno storia a sé. Ritmi elevati e tempi strettissimi, dove lo sketch più lungo dura al massimo quattro minuti. Difficile per tutti, figuriamoci per Baudo, il re della liturgia e della messa cantata.
Pippo ci ha provato a prestarsi al gioco. E’ nelle sue corde. Fiorello e Benigni ne sanno qualcosa. Non può essere però lui a comandarlo. Se avviene, si scade nella farsa. Balletti legnosi, uscite a vuoto, battutine stucchevoli: “Cuccarini? Bocelli? Andreotti? Berlusconi? Obama? Li ho inventati io”. Pareva lui l’imitatore di Martufello, non viceversa.
Ad un certo punto s’è persino messo a giudicare i colleghi. Giletti (“sotto i riccioli niente”), Ricciarelli (“meno male è finita”), Vespa (“una pizza, per tutte le stagioni”). Non si capiva se scherzasse o meno. Fino al ricordo di Dalla, sincero e toccante.
Il ritorno di Baudo sul piccolo schermo apre il cuore. A quelli che non si rassegnano al degrado, a chi si inchina alla vecchia guardia. Forse è per questo che lo perdoniamo. Forse è per questo che la gioia prevale sull’oggettivo imbarazzo.

