Gli Intoccabili, un bel programma di nicchia. Per ora

Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM.

Due scoop, e che scoop, già se li è portati a casa. Ed escono direttamente dal Parlamento – con le confessioni del “responsabile” Razzi – e dal Vaticano. Non male come biglietto da visita. “Gli intoccabili” va dritto al sodo, senza giri di parole. Con una schiettezza a tratti disarmante.

Il pubblico? A malapena scenografico. Addirittura gli viene quasi impedito di applaudire. I collegamenti esterni? Assenti. Gli ospiti? Circa due a puntata e mai in contemporanea. Perché è bandito il chiacchiericcio, in favore di un faccia a faccia senza veli col conduttore. Quest’ultimo, Gianluigi Nuzzi, proviene dalla carta stampata: non proprio il massimo per chi dal maneggiare una penna è chiamato a dominare una telecamera. Inizialmente impacciato, severo (troppo) e scontroso, Nuzzi ha saputo sciogliersi e adeguarsi al ritmo televisivo.

Ancora a disagio nel rapporto col pubblico a casa, risulta al contrario pungente ed attento in studio, rigettando il buonismo e le finte arene, nelle quali si dice tutto per non dire alla fine nulla. Non mette l’intervistato a disagio, nemmeno se si chiama Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano, e si affronta il delicato tema degli episodi di corruzione denunciati da monsignor Carlo Maria Viganò a Papa Benedetto XVI all’interno delle mura leonine.

Nuzzi non è Socci (qualcuno ne aveva il timore); nelle mani non ha “Excalibur”. “Gli intoccabili” confeziona ottimi rvm che da soli potrebbero valere il programma, frutto di una squadra giornalistica di tutto rispetto, capace di arrivare dove non tutti arrivano. Più che “Annozero” ricorda “Report” di Milena Gabanelli.

Partito in seconda serata in autunno in via sperimentale, toccò il picco dell’8,8% il 7 dicembre scorso, prima della promozione in prime-time. Un regalo forse eccessivo per un prodotto che gode per ora di tutte le caratteristiche di una nicchia (la media si attesta sul 3,5%). “Gli intoccabili” va cercato, va scelto, va scoperto. In attesa di un’esplosione che ci sarà. Ma nella tv non sempre tutto è immediato. Serve pazienza, intelligenza e lungimiranza.