Il Festival regge anche nella seconda serata, totalizzando ben 10.163.000 spettatori ed il 43,88% di share. Dati unici e non spezzettati come nelle scorse edizioni e che quindi rendono più difficile il confronto col passato.
Studiando le medie ponderate percentuali però, possiamo notare che vi è stato addirittura un miglioramento rispetto al 2009, quando lo share fu del 42,63. Ben undici punti di distacco invece dal disastroso 2008, fermo al 33%.
Ed è proprio questo ultimo risultato a sconvolgere gli analisti. Quello di due anni fa, nonostante il mancato riscontro dell’Auditel, fu un Sanremo vivo, frizzante, ironico e spigliato. Pippo Baudo diede del proprio meglio al fianco dell’ironia tagliente e mai banale di Piero Chiambretti. Le ‘spalle’ Bianca Guaccero e Andrea Osvart si dimostrarono delle serie e valide professioniste e non le solite vallette mute. Il DopoFestival fu uno dei più divertenti mai proposti ed il cast, sostanzialmente, somigliava a quello attuale (c’erano infatti Toto Cutugno, i Sonohra, Fabrizio Moro).
E’ vero quest’anno – Champions e Santoro-Floris a parte – non c’è stata e non ci sarà alcuna controprogrammazione, ma questa motivazione non può da sola bastare per spiegare il gradimento ad una trasmissione piatta, soporifera e dal punto di vista autoriale imbarazzante.
La Clerici è parsa sì più a suo agio in relazione alla puntata d’esordio, ma lo spettacolo di ieri è stato ugualmente monotono. Senza un co-conduttore, una spalla, un valletto (chiamatelo come vi pare), Antonella non riesce a mandare avanti la baracca. Si limita a presentare gli artisti, a salutarli e a fare loro i complimenti a brano concluso. Gli unici momenti di rottura, anche ieri, sono stati rappresentati dai nomi internazionali, ovvero Rania di Giordania e Michelle Rodriguez. Nel primo caso, la lunghissima e stereotipata intervista ha fatto rimpiangere quelle lagnose di Baudo a Sharon Stone (2003) e di Bonolis a Hugh Grant (2005); mentre con la star di “Avatar” la presentatrice è stata capace di dar vita ad una delle più patetiche gag che la storia della televisione ricordi.
Ma i numeri sono questi e vanno accettati. In ogni caso, il successo nella seconda puntata (in genere la più delicata) ha segnato definitavamente la strada al sessantesimo Festival.




