Gianluigi fa il Santoro. Ma non c’è Paragone

Massimo Falcioni per Rivieraoggi.it

Dal registrato alla diretta, dalla seconda serata al prime time. Gianluigi Paragone ci credeva davvero, così tanto dal tentare il grande salto con “L’ultima parola”. Il risultato invece è stato disastroso:  1.578.000 spettatori, pari al 6,9% di share.

Un fallimento clamoroso per chi si annunciava come la risposta a Santoro. La rete, Raidue, è sì la medesima ma “Annozero”, non confermato in palinsesto tra mille polemiche, realizzava quasi il quadruplo rispetto alle nano-percentuali raccolte dal giornalista varesino al suo esordio nella nuova collocazione.

C’è poi la questione, scusate il gioco di parole, del paragone. “Annozero” possedeva una struttura narrativa esemplare, quasi unica. Un talk show come gli altri, ma al contempo assolutamente differente dagli altri. Diverso da “Ballarò”, da “Matrix”, da “Porta a Porta”, da “L’Infedele”, da “Exit”. Dallo studio, alle luci, al montaggio, ai servizi esterni, tutto era curato nei minimi dettagli da colui che del giornalismo televisivo resta l’unico vero stratega.

E non è un caso che tutti quelli che abbiano osato definirsi l’anti-Santoro ne siano usciti, prevedibilmente, con le ossa rotte. Antonio Socci, Anna La Rosa, Giovanni Masotti, in onda negli anni rispettivamente con “Excalibur”, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Punto e a capo”. Improvvisati, impresentabili, dimenticabili. Per non parlare delle risposte Mediaset, allestite da Marco Taradash (“La zona rossa”) e Alessandro Banfi (“La versione di Banfi”).

“Non me l’aspettavo – ha confessato a mente fredda Paragone – ce l’abbiamo messa tutta per fare un buon programma”. Peccato, perché il progetto originario de “L’ultima parola” era obiettivamente interessante, con una collocazione nella tarda notte del venerdì che valorizzava sia l’idea in principio che gli stessi ascolti. Un’identità sfregiata per rincorrere un confronto impari ed utopico.

Annozero, lite telefonica Santoro-Masi. Ascolti record: 7,4 milioni

UPDATE -7.415.000 spettatori, pari al 27,8% di share. Il risultato più alto in cinque stagioni di “Annozero”.

Clamoroso autogol per Mauro Masi che ha deciso sciaguratamente di telefonare in diretta ad “Annozero” pochi istanti prima che la trasmissione avesse inizio. Il suo intento era quello di dissociarsi dalla puntata di una settimana fa, pratica che avrebbe potuto benissimo mettere in moto nei giorni precedenti. Da sottolineare come nel botta e risposta Santoro sembrasse il direttore e Masi il dipendente. Un vero festival dell’assurdo.

Ora la sinistra è per la tv commerciale

Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM

Molti di loro, soprattutto operai disperati, alle ultime tornate elettorali si sono affidati alla Lega. Altri si sono pazzamente invaghiti di un post-fascista, con il solo scopo di abbattere il Cavaliere. Ma la svolta ‘consumistica’ delle ore recenti dei vecchi cari comunisti davvero non ce l’aspettavamo.

Tutta colpa del solito Santoro, che nella serata di giovedì ha rianimato i propri fedelissimi con l’ennesima sceneggiata nel corso di “Annozero”, conclusasi con la citazione libertaria di Giorgio Gaber. Scene che hanno raccolto davanti al piccolo schermo un bottino di 6 milioni 283 mila spettatori, pari al 23,47% di share. Un successo netto, insindacabile quanto prevedibile ed in perfetta coerenza con le medie classiche del talk-show, da sempre un toccasana per la seconda rete di Viale Mazzini.  Nulla di nuovo dunque, se non proprio la sorprendente metamorfosi culturale della sinistra, che da tre giorni non smette di rinfacciare ai nemici numeri e record.

Loro, da sempre allergici alla logica quantistica che facesse riferimento all’audience di un determinato prodotto. Loro, che perennemente correvano in difesa del programma di nicchia, sinonimo di levatura intellettuale. Loro, che al contempo disprezzavano qualunque fenomeno fosse solo minimamente etichettabile come nazional-popolare. Loro, pronti a demonizzare la televisione commerciale e la sua mentalità ‘affaristica’ legata alla raccolta pubblicitaria. Loro, che di conseguenza consideravano l’Auditel un sistema diabolico, falso, inattendibile e nelle mani di loschi individui. Loro, che Biagi volevano per forza vederlo in onda al posto di Paolo Bonolis, nonostante (‘editto bulgaro’ a parte) i pacchi totalizzassero ben 10 punti percentuali in più rispetto allo stantio e antiquato “Fatto” del buon Enzo. Loro, che adesso esigono l’immunità basandosi esclusivamente sulle cifre della “casa di vetro”. Loro, che lo share non sanno manco cosa sia.

Eccoli qui, intenti a rivendicare esultanti l’exploit del “martire anarchico”.

Loro, che cambiano faccia ripetutamente, senza provare mai un minimo di vergogna.

Santoro, un martirio che si fa marchio

Massimo Falcioni per DAW

Una giornata di stop, come accade ai calciatori indisciplinati che però a differenza di Santoro non scendono in piazza per protestare contro la libertà violata. La sospensione del giornalista molisano è ufficiale ed è conseguente al monologo dello scorso 23 settembre quando nella prima puntata stagionale di “Annozero”, se la prese con i vertici della Rai concludendo l’attacco di svariati minuti con un “vaffa” nei confronti del direttore generale di Viale Mazzini.

Ed oggi appunto ecco l’inevitabile decisione di sospendere Santoro a partire da lunedì 18 ottobre, fino a mercoledì 27 con la soppressione di una sola puntata (quella in programma per il 21) del talk show di Raidue.

 

“Reagirò, è un abuso di potere” ha immediatamente replicato il diretto interessato che tuttavia puntualmente dimentica e cela i propri di abusi. Già perché la strategia della banda di “Annozero” è oramai nota a tutti: processi mediatici senza contraddittorio, ingiurie ed una faziosità integralista che davvero è diventata l’ultimo dei problemi in confronto alle altre gigantesche magagne. “La faremo fuori dal vaso” è il motto dei santoriani dal marzo scorso. Peccato solo che talvolta qualcuno quel fantomatico cesso sia chiamato a ripulirlo.

 

“E’ un attentato alla televisione” conclude il conduttore, nuovamente pronto al paraculesco supplizio. Ma i martiri veri sono decisamente altri. Quello di Michele è piuttosto un martirio che si fa marchio, che a sua volta diviene business. Un business che gli italiani – quelli svegli – mal sopportano. Gli stessi che qualora inveissero contro il loro padrone di lavoro verrebbero messi alla porta e immediatamente privati dello stipendio. Ah, dimenticavo: Santoro in questo lasso di tempo non verrà retribuito. E chissà, forse una punizione che gli consenta di andare in onda, ma senza percepire un euro potrebbe risultare maggiormente godibile e falciare in principio i propositi quei liberisti a senso unico pronti alla mobilitazione. In fondo a scuola le sospensioni con obbligo di frequenza erano quelle che gli studenti casinari più mal sopportavano, no?

Per Santoro la satira è libera. E anche le porcate

Santoro la butta come al solito in caciara. Mix di populismo e antica retorica contro Ignazio La Russa che ieri sera ad “Annozero” chiedeva a Concita di scusarsi per la vergognosa vignetta di Staino comparsa su L’Unità il giorno dopo la strage che ha colpito la Polonia. Il ministro della Difesa ne ha approfittato inoltre per rispolverare un altro disegno di Mauro Biani che lo stesso Staino pubblicò sempre sul quotidiano fondato da Gramsci e nel quale si invitavano i lavoratori i mobilita a sparare a Brunetta.

Perchè in Italia tutto è satira, pure le porcate. Per la cronaca, Concitina non s’è scusata.

Rai, cercasi un “anti-Santoro”. Belpietro in prima fila, con l’ipotesi…

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Nonostante le polemiche, “Annozero” non corre rischi. Gli ascolti, imponenti, che Santoro puntualmente ottiene ogni settimana, tutelano la trasmissione da qualsiasi attacco e minaccia di sospensione. Ecco allora che in Rai stanno pensando ad un “bilanciamento di opinioni” con il lancio di un programma che sia di contrasto “ideologico” a quello del giornalista campano.

In prima fila per guidare un talk di questo tipo ci sarebbe Maurizio Belpietro, più volte ospitato dallo stesso Santoro nel ruolo di contraddittorio.

Il direttore di “Libero” non è nuovo a questi incarichi. Attualmente padrone di un mini-spazio all’interno di “Mattino 5” nel quale colloquia telefonicamente con i membri del panorama politico, nel 2005 fu al timone de “L’antipatico”.

Si trattò di un vero fallimento. Inizialmente collocato su Canale 5, Belpietro venne dopo neanche troppo tempo traslocato su Rete 4. Ma con uno share mai superiore al 6%, l’esperienza si concluse in anticipo.

La destra infatti non ha mai avuto troppa fortuna con il video. I dibattiti messi in piedi negli anni scorsi, da “Excalibur” a “Punto e a capo” (entrambi su Raidue), mancavano di costruzione giornalistica e di fascino mediatico. Qualità queste che vanno riconosciute, volenti o nolenti, alla banda di “Annozero”, capace di caricare emotivamente ogni appuntamento, mediante una scrittura drammaturgica di livello sublime.

Mediti dunque l’attuale maggioranza. Perché se pretendere un contraltare su un servizio pubblico è legittimo, questo deve però anche godere di strutture solide e credibili che non siano guidate da conduttori comandati dall’alto.

A dir la verità un personaggio sul quale puntare ci sarebbe. L’unico animale da palcoscenico capace di generare l’ “effetto calamita” al telespettatore, sia questo di destra o di sinistra. Sto parlando di Giuliano Ferrara.