“Stasera annusato impero in sfacelo” ha poi scritto sulla sua pagina di Twitter.
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Matrix non “Vinci”. Trasloco su Italia 1?
Massimo Falcioni per Riviera Oggi.
“Matrix” trasloca su Italia 1? L’indiscrezione, data dai quotidiani nei giorni scorsi, non è stata confermata, ma nemmeno smentita. Segno di un’eventualità tutt’altro da escludere, considerati anche i deludenti ascolti ottenuti dalla trasmissione dall’inizio dell’attuale stagione.
Una media del 13% di share, con percentuali, in alcune puntate, addirittura inferiori alla soglia minima del 10.
Dati inquietanti, inferiori a quelli del “partente” Costanzo (che rievoca i momenti indimenticabili del suo show ventennale) e del sorprendente Piero Chiambretti, dato a sua volta come sostituto di Alessio Vinci sulla rete ammiraglia.
E proprio Vinci pare essere il principale responsabile di tale fiasco. Subentrato nel marzo scorso all’insuperabile Mentana (qualche dirigente si sarà sicuramente pentito del licenziamento dell’ex direttore del Tg5), il volto della Cnn è sembrato impacciato, lento e prevedibile.
L’esatto contrario del suo predecessore, che aveva lanciato il programma nel settembre 2005 con l’intento di realizzare una trasmissione d’informazione vivace, differente da quelle già esistenti e appetibile ai giovani.
Il crollo d’ascolti corrisponde infatti alla contemporanea fuga del target “under 30”, annoiati nell’assistere ad un talk del quale pare si conosca – ogni volta – già il finale; mentre Vinci (soprannominato cinicamente “CatAlessio” dal sito Dagospia), a suo agio e brillante nei panni di corrispondente, si mostra sempre più come un pesce fuor d’acqua nei panni di presentatore.
Il declino di “Matrix” equivale così ad un’occasione perduta per un’azienda capace di fagocitare in maniera a dir poco “autolesionista” ciò che di buono era stato intelligentemente ideato e sperimentato.
Lento, prevedibile, fazioso: “Matrix” non ‘Vinci’ più
Massimo Falcioni per www.sambenedettoggi.it
Non è bastata la nuova grafica ed uno studio completamente rinnovato. Il “Matrix” di Alessio Vinci non carbura ed i risultati di inizio stagione sono tutt’altro che confortanti. Da settembre, lo share non ha quasi mai superato la quota del 15%, totalizzando oltretutto dei picchi negativi nelle puntate riservate alla libertà di stampa (14,15%) e all’omicidio di Garlasco (13,66). Persino l’appuntamento del venerdì, consuetamente ‘sorridente’ a Mediaset e dedicato al mito di Michael Jackson, ha raggranellato un misero 13,68%.
Dati inquientanti, al di sotto delle aspettative e più deludenti di quelli della scorsa stagione quando all’esordiente Vinci, subentrato al licenziato Mentana ad inizio marzo, venne concesso il cosiddetto “periodo d’assestamento”.
Ci si augurava dunque una partenza differente, considerando anche i temi affrontati, decisamente appetibili e popolari per il pubblico di Canale 5.
Il flop, perchè di ciò si tratta, ha diverse sfaccettature. Il ritmo, frenetico ed avvincente con il vecchio conduttore, è pressochè nullo. La metodica del confronto è identica a quella di qualunque altro talk show: tanti ospiti, botta e risposta e niente più. Una logica che per essere attuata ha avuto bisogno, come anticipato, di un restyling del set. Lo schieramento frontale di sei poltrone, con il pubblico avvicinato e posizionato alle spalle degli ospiti, ricorda non poco “Ballarò”. Peccato però che Vinci non sia Floris e che pure il carisma non sia lo stesso.
Assistendo ad una puntata di “Matrix” si ha la sensazione di conoscere già il finale. Non ha quasi senso posizionarsi dinanzi al televisore, a patto che non ci sia l’intenzione di addormentarsi. Non è infatti un caso se il graffiante Roberto D’Agostino sul suo “Dagospia” ha ribattezzato l’ex inviato della Cnn in “CatAlessio”.
Da segnalare infine la faziosità, improvvisamente impossessatasi della trasmissione. La partigianeria di Vinci è velata, ma terribilmente percepibile. E neanche i servizi d’approfondimento, un tempo dinamici ed efficaci, sembrano distanziarsi troppo da tale indirizzo.

