Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
No, non si può tacere. C’è il buon senso da difendere ed un terribile doppiopesismo da contestare. Perchè se abbiamo passato giorni e giorni a deridere il moralismo di Francesco Borgonovo e del suo articolo anti “Fisica o Chimica”, oggi non possiamo zittirci di fronte all’affondo di Riccardo Bocca nei confronti di “AhiPiroso”.
Chiariamolo, sin da subito. Nessuno difenderà mai la telefonata registrata del giornalista di “Libero” a Carlo Freccero. Nessuno potrà mai rassegnarsi ad una strategia a dir poco scorretta, se non illegale. Nessuno assolve Borgonovo, né tantomeno il suo tranello al direttore di Rai 4.
Noi, al contrario, ci baseremo sui fatti, sul contenuto di quel pezzo. Borgonovo criticava l’orario di programmazione della serie, poco “protetto” visto che andava in onda sia alle 9 di mattino che alle 2 di pomeriggio. “A noi sembra pornografia intellettuale”, denunciava. “Non sono tanto i nudi o gli atti sessuali che scandalizzano. Piuttosto il messaggio. Assumere droghe è normale e concesso. Bisogna obbedire ai diktat del politicamente corretto gay”.
D’accordo o meno, non è importante. C’è l’accusa di bacchettonismo che non si manda proprio giù. Lo stesso di Bocca, analista televisivo de “L’Espresso” che ha appunto affondato il “telesvacco” di Antonello Piroso. Senza usare mezze parole: “Fermatelo: subito, con le buone o con le cattive, senza troppe spiegazioni, tranne quella che lo si sta facendo per il suo bene, per salvarlo dalla patina di ridicolite che rischia di condannarlo a una progressiva deriva catodica”.
Noi, a dire il vero, di “AhiPiroso” ci eravamo già occupati. L’avevamo accostato al mondo di Arbore, riproposto trent’anni dopo. Con quel tono dissacrante sulla realtà, rintracciabile nella notte fonda di La 7. Un pianeta laterale, condito di parodie e tormentoni. Fenomenali per chi ci è dentro, incomprensibili ed inarrivabili per chi sulla giostra non ci è mai salito.
E Bocca probabilmente è uno di questi. Non sa cosa sia “AhiPiroso”. Giudica il programma con la visione di un’unica puntata, quella del mercoledì, che comincia – udite udite – alle 2.20. Se tutto va bene. Persino l’Auditel a quell’ora si rassegna e chiude i battenti. Non Bocca che, penna in mano, ammonisce.
Arrossisce per “E ‘sti cazzi” e “Grazie al cazzo”, due dei tanti jingle della trasmissione, o per una battuta sul “triangolino che ci ammalia”. Fine della lezioncina? Macchè: “E che dire, se ancora c’è qualcosa da dire, del Piroso autobiografico, quando ha riferito di essere stato in analisi da un professore gay che, a tutti i costi, «voleva sdraiarsi con me sul lettino», e con il quale è comunque rimasto in ottimi rapporti?”.
Roba da Moige, decisamente. Mobilitiamoci, impegniamoci. Spendiamoci affinchè Bocca trovi sul suo comodino una tisana per dormire e per non imbattersi in quel pornaccio che è “AhiPiroso”. E poi il bigotto sarebbe Borgonovo?

