
Da “lippiano” di ferro, che continua e continuerà ad elencare i meriti di un magnifico operato, non posso comunque non notare la confusione e le incertezze del commissario tecnico in queste tre partite.
Moduli cambiati ogni volta, mai uguali ai precedenti. Dal 4-2-3-1 al 4-3-3, passando prima per un momentaneo 4-4-2. Tutti fallimentari e poco supportati dagli uomini mandati in campo, tra riconferme discutibili (Gilardino e Iaquinta colpevolmente riproposti a discapito di Pazzini e Quagliarella) e bocciature in corso. Per non parlare delle sostituzioni, rapide ed immediate nel corso delle partite con Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, che hanno mostrato un lato apprezzabile dell’allenatore, coraggioso e non ostinato nel perseguire le convinzioni di partenza, ma oggettivamente insicuro e nel caos come mai prima di oggi.
Il flop del Lippi 2 era scritto nei libri di storia della nostra Nazionale. Bearzot, dopo il trionfo di Spagna, fece addirittura peggio non qualificandosi all’Europeo dell’84 ed uscendo agli ottavi al Mondiale dell’86. Vicini, dopo l’ottima uscita continentale del 1988 ed il sorprendente Mondiale del 1990 (conclusosi malamente ai rigori in semifinale) fu esonerato per aver mancato la qualificazione ad Euro ’92. Nessuno si sarebbe aspettato dunque un’altra Berlino. Nemmeno Marcello, tornato in sella nel 2008, dopo il miniciclo Donadoni, con l’entusiasmo di chi portava ancora negli occhi l’impresa del 2006. Quel 2006 che tuttavia non va assolutamente dimenticato. Nonostante la delusione, la disfatta e la rabbia.