“Siete la mafia del calcio”. Hai capito? E pensare che nel 2005 i mafiosi del calcio gli donarono un portiere per sdebitarsi di una colpa che non avevano. Questo è lo stile Milan. Lo stile che ci identifica dal 1986.
Archiviazioni mensili: febbraio 2012
Siamo tutti Zorro Boban
Ora sono cazzi vostri
Piroso, quando il nemico è la tua stessa rete
Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
Mercoledì scorso si è partiti addirittura alle 2.25. Di notte. Altro che Marzullo, altro che repliche di “Striscia”. Quello patito da (Ah)iPiroso sembra un vero affronto. Che si concretizza se si pensa per esempio che l’Auditel cessa i propri conteggi circa mezz’ora prima. Benvenuti nella terra di nessuno, quella in cui ci sei ma potresti benissimo non esserci. Tanto non cambia nulla.
Che tra Antonello Piroso e La7 non corra più buon sangue è un dato ormai acclarato. Rimosso nella primavera del 2010 dal telegiornale della rete per far posto ad Enrico Mentana (che in appena tre mesi portò il notiziario dal 2,5 al 10% di share), il giornalista comasco ha subìto nel tempo la chiusura di “Niente di Personale” e di “Ma anche no”, quest’ultimo contenitore domenicale di scarsa fortuna.
Ecco allora (Ah)iPiroso, l’ultima arma nelle mani di Antonello. Spostato più volte d’orario nel day-time (10, 10.25, 11), la trasmissione è stata definitivamente sbattuta oltre le 24 lo scorso novembre. Una batosta che, al contrario si sarebbe potuta rivelare un toccasana, per un programma di nicchia che si stava gradualmente trasformando in fenomeno televisivo popolare.
Come il mondo di Arbore, trent’anni dopo. Come “Quelli della notte” o “Indietro Tutta”. Come quel tono dissacrante sulla realtà, avvantaggiato appunto dalla nuova fascia oraria. Un pianeta laterale, condito di parodie e tormentoni. Fenomenali per chi ci è dentro, incomprensibili ed inarrivabili per chi sulla giostra non ci è mai salito. Le repliche, sul sito ufficiale della rete, fanno tra l’altro registrare di gran lunga il primato nelle visualizzazioni.
(Ah)iPiroso è un mondo a parte, originale e prezioso, di cui probabilmente ancora non si è accorto il neo direttore di La7, Paolo Ruffini.
Si può andare in onda in terza serata. Persino in quarta. L’identità però si crea esclusivamente con la costanza, di genere e soprattutto di orario. E’ vero, di Berlinguer ce n’è una sola e l’avvio standard di “Linea Notte” a mezzanotte è un caso più unico che raro. Che tuttavia rende in pieno.
Nella mezza crisi d’ascolti di La7, anche la situazione di (Ah)iPiroso rappresenta un campanello d’allarme abbastanza rumoroso.
Sanremo 2012, le pagelle
GIANNI MORANDI, 4 Prima si presta al bis e successivamente confeziona un Festival sulla scia di quello dell’anno scorso. Senza rotture, senza rivoluzioni. Testimonianza di insicurezza e timore. Sentimenti che mostra in continuazione sul palco, affidandosi ad un gobbo salvagente. A volte non lo fa e son dolori. Anzi gaffe. Tuttavia, in due anni ha regalato a Viale Mazzini record a valanga. Chi verrà nel 2013 dovrà farci i conti.
ROCCO PAPALEO, 6 Picchi geniali, mescolati a siparietti terribili, come quello della “Foca”. Attore e caratterista brillante, Rocco tutto sommato è una spalla perfetta. Ma è arduo essere la spalla del nulla. Se lo fai, smetti di esserlo e diventi qualcosa di indefinito.
IVANA MRAZOVA, 1 La ricorderemo per aver ribattezzato Morricone in Morriccione. Ad un certo punto fa persino rimpiangere Belen ed Elisabetta. Impresona!
SCENOGRAFIA, 7 Gaetano Castelli è una garanzia. Riesce ad accomunare tradizione ed innovazione, garantendo all’Ariston la propria identità. Il suo ultimo Festival? Speriamo di no.
ALESSANDRO SIANI, 3 Evitabilissimo. L’attore napoletano è un fenomeno che la televisione italiana mai comprenderà. Si guadagna addirittura una standing-ovation, grazie ad una retorica imbarazzante: “L’Italia è come il mare, è indivisibile. Nord e sud, siamo sulla stessa barca, siamo un grande popolo, siamo italiani”. Verrebbe quasi da difendere Celentano, per i fischi subiti da parte della stessa platea.
I SOLITI IDIOTI, 2 Dei geni per qualcuno, dei veri idioti per altri. Al di là dei gusti, un dato è innegabile: quelli visti sul palco dell’Ariston non erano gli stessi personaggi adocchiati su Mtv o al cinema. Disinnescati e annullati, a riprova di come la resa di un tormentone sia decisa dal contesto in cui ti trovi. La gag sugli omosessuali non viene capita. Non a caso. Mai ficcanti e pertinenti.
GEPPI CUCCIARI, 10 Il meglio alla fine. Per aumentare la rabbia e il rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Rapida, ricettiva, sveglia. I siparietti con Gianni sono stati la parte più bella del 62esimo Sanremo. Perfettamente complementari. Scritturata solo per l’ultima sera. Purtroppo.
ADRIANO CELENTANO, 3 Ha ragione Aldo Grasso: la colpa è di chi lo prende sul serio. Terribilmente noioso nella prima serata, si rifà nell’ultima, quando risulta irresistibile. Contro la sua volontà: “Non ho detto che Avvenire e Famiglia Cristiana vanno chiusi. Ho detto andrebbero. Potete stare aperti, però cambiate impostazione”. Poi però un giorno qualcuno ci spiegherà qual è il passaggio logico da attore di “Bingo Bongo” a messia. In ogni caso il Festival regge soprattutto grazie a lui. Calamita.
PODIO, 6 Azzeccato per due terzi. A turbare è giustappunto la vittoria di Emma. La terza firmata De Filippi degli ultimi quattro anni. Potere dei talent. E del televoto. Prima del loro avvento vincevano i Matia Bazar, i Jalisse, Povia, Giò di Tonno e Lola Ponce. Non che andasse meglio.
CONTROPROGRAMMAZIONE, 0 Dov’era? Chi l’ha vista? Assente da almeno tre anni.
FESTIVAL, 5 Benigni nel 2011, Celentano quest’anno. Chissà quali sarebbero stati i giudizi sull’era Morandi senza di loro. Gli ascolti dettano legge, ma non si può negare l’evidenza. L’evidenza di due edizioni agghiaccianti.
Il futuro di Gianni, l’antipresentatore da record
Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
L’eterno ragazzo si comporta da tale. E se martedì, alla partenza del carrozzone annunciava la ferma volontà di un tris, oggi si tira clamorosamente indietro. L’entusiasmo che molla lo spazio alla stanchezza, fisica e mentale. Perché Sanremo è questo.
Morandi, appunto come i giovani che si lasciano governare dagli istinti e dalle passioni, avrà tempo per elaborare la scelta migliore. Lui, innamorato del Festival come pochi altri: “Credo sia giunto il momento di facce nuove. Potrei sempre tornare qua come concorrente”.
Gianni è a quota due. Numericamente al fianco di Paolo Bonolis e Fabio Fazio (con quest’ultimo condivide la consecutività delle esperienze), ricorda a tratti invece Pippo Baudo, per la capacità di identificarsi totalmente con la kermesse. Dipendesse da lui ne condurrebbe dieci, venti. Piazzerebbe la canadese all’Ariston. Ma il Festival è soprattutto contorno. Non tanto canzoni, quanto riempimento di tempi morti. E in quattro ore, per cinque serate, ce ne sono a bizzeffe.
Morandi li ha coperti malissimo. Il gobbo è diventato il suo migliore amico, incapace tuttavia di sostenerlo al momento degli imprevisti. Tanti, troppi. Sanremo non è “C’era un ragazzo”, né “Grazie a tutti”, suoi indimenticati successi televisivi. A Sanremo si presentano i cantanti, non si canta. Si celebrano gli altri, non se stessi.
Il re di Monghidoro non è stupido. Ragionerà dunque anche di furbizia. Qualità del prodotto a parte, Morandi in due anni ha regalato a Viale Mazzini record a valanga. Chi verrà nel 2013 dovrà farci i conti. Se raggiungi il top, ben che vada pareggi, non vai ancora più su. Ecco allora che la patata bollente potrebbe passare di mano. Sempre che a trionfare, alla fine, non sia l’amore.
Sanremo al veleno. Kekko attacca Emma su Facebook
Coda velenosa per il 62esimo Festival di Sanremo, con Francesco Silvestre – autore del brano “Non è l’inferno” – che attacca su Facebook la vincitrice Emma Marrone.
Grazie a tutti per quello che avete fatto per portare “Non è l’inferno” alla vittoria di Sanremo.E’ stata una grandissima serata e sono orgoglioso di aver contribuito a realizzare il sogno di una grandissima artista.Peccato solo che ho ricevuto ringraziamenti da tutti(addetti ai lavori, fan, discografia, radio) tranne dalla persona che ha cantanto il pezzo, che si è degnata di chiamarmi solo alle 12 e 35 di questa mattina e al quale ovviamente non credo risponderò più al telefono.Sono rimasto seduto sul divano fino alle 9 e 15 di questa mattina sperando in un sms di risposta al mio, dove le facevo i complimenti per la vittoria finale, ma purtroppo artista e persona a volte sono due cose differenti.Sono certo che il suo futuro sarà pieno di cose bellissime e glielo auguro, ma sono altrettanto certo che non ci sarà più nessun tipo di collaborazione con lei. Buona musica a tutti
Tutto qui? Macchè. Checco puntualizza poche ore dopo:
Forse c’è qualcuno che non ha compreso il significato del messaggio precedente.Nessuno ha parlato di ringraziamenti stampa o tv, io ho parlato di rapporti personali.Strettamente personali.Non ho mai scritto che non ha pronunciato il mio nome ne alla stampa ne in tv, anche perchè al festival ci è andata lei e non io e non c’è scritto da nessuna parte che una persona debba dire chi le ha scritto la canzone.Ho scritto che aspettavo un semplice sms di risposta di un’ amica con cui condividere un impresa fantastica alla quale sono stato vicinissimo per tutta la settimana.E’ inutile che mi postate video o radiointerviste, non c’è bisogno.Io il festival l’ho fatto 2 volte.Vi assicuro che il tempo per rispondere a un sms lo si trova se lo si vuole.Con questo ho chiuso.
L’imperturbabile Sciarelli!
Morandi chiude col botto. Sorpresa Geppy. E intanto Mediaset se la ride
Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
E adesso provate ad impedirgli il tris. Con questi numeri, le trattative di Gianni per accaparrarsi pure l’edizione 2013 si rivelano in clamorosa discesa. La prima parte della serata finale del Festival è stata seguita da 14.4 milioni di telespettatori (50,9% di share), mentre la seconda si è attestata a 12 milioni, con il 68,7%. La media ponderata dei due segmenti è stata di 13,2 milioni, pari al 57,4% di share.
Oltre 5 punti percentuali in più rispetto al 2011 (52,12%) e quattro dalla kermesse della Clerici (53,2). Ma non è tutto: il secondo Morandi supera addirittura i due Bonolis (54,25 nel 2009 e 55 nel 2005) e Baudo del 2007 (54,2). Fin troppo ingenerosi invece i paragoni con l’ultimo Super Pippo (al 44,9 nel 2008), con Panariello al (48,2 nel 2006) e con la Ventura (al 48,5 nel 2004).
Merito anche di Celentano, nonostante il suo monologo sia stato dimezzato in confronto a quello di martedì. A lui spetta il picco in valori assoluti, con 17,5 milioni di italiani sintonizzati su Raiuno alle 22.59.
La curiosità era tanta. Si attendeva un ritorno sui caldi temi affrontati all’esordio; si attendevano parziali scuse. Che non sono arrivate. Il Molleggiato anzi si è indignato per non essere stato compreso: “Tutta la corporazione dei media si è coalizzata contro di me. Perfino Travaglio, che sembrava aver capito, non ha resistito e ha voluto affondare il coltello nella piaga. Non la mia, la vostra piaga. Perché è la vostra piaga che diventa sempre più profonda in quanto vi distolgono dal capire. E allora cosa fanno affinché possiate non capire: dal contesto del mio discorso estrapolano una frase cambiando anche il modo dei verbi”. Rinomina Famiglia Cristiana, invoca la ricerca di Dio, conia nuove teorie democratiche: “Potete stare aperti, però cambiate impostazione”. L’Ariston stavolta non ci sta, si ribella: “Basta, predicatore”. Lui sorride, gode per gli applausi di un’altra fetta di platea. Tuttavia si irrita: “Dovreste forse farmi prima finire di parlare. Magari c’è qualcosa di interessante per voi”. Poi canta, duetta con Gianni e se ne va. I cantanti si erano già esibiti, giusto per evitare ulteriori mugugni.
Sul podio sono finite tre donne. Non accadeva dal 2001, quando dietro a Elisa si qualificarono Giorgia e i Matia Bazar (guidati da Silvia Mezzanotte). A trionfare è stata Emma, la favorita della vigilia, seguita da Arisa e Noemi (81% di share durante la proclamazione). L’ennesimo colpaccio per Canale 5, capace di siglare la doppietta (Alessandro Casillo, di fatto, è un prodotto di “Io Canto”), e per Maria De Filippi, che negli ultimi quattro anni ha portato a casa nella città dei fiori tre trionfi ed un secondo posto. I critici musicali sbraitano: “Sanremo è ormai vittima dei talent”. Guardando l’Auditel, si direbbe che se di sequestro si tratta, questo è assai gradito. Nonostante, ripetiamolo, sulle altre reti non ci fosse contro-programmazione.
Sabato è stato infine il giorno del rimpianto. Per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato. Riferimento a Geppy Cucciari e alla sua meravigliosa performance. La miglior spalla per l’eterno ragazzo.
Ultima serata Sanremo, ascolti alle stelle. In 17 milioni per Celentano
La prima parte della serata finale del Festival è stata seguita da 14.4 milioni di telespettatori (50,9% di share), mentre la seconda si è attestata a 12 milioni, con il 68,7%. La media ponderata dei due segmenti è stata di 13,2 milioni, pari al 57,4% di share.
Oltre 5 punti percentuali in più rispetto al 2011 (52,12%) e quattro dalla kermesse della Clerici (53,2). Ma non è tutto: il secondo Morandi supera addirittura i due Bonolis (54,25 nel 2009 e 55 nel 2005) e Baudo del 2007 (54,2). Fin troppo ingenerosi invece i paragoni con l’ultimo Super Pippo (al 44,9 nel 2008), con Panariello al (48,2 nel 2006) e con la Ventura (al 48,5 nel 2004).
Merito anche di Celentano, nonostante il suo monologo sia stato dimezzato in confronto a quello di martedì. A lui spetta il picco in valori assoluti, con 17,5 milioni di italiani sintonizzati su Raiuno alle 22.59.




