Archivi Giornalieri: 22 gennaio 2012
Grazie!
La Concordia come la cancellata di casa Misseri
Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
Tante ne abbiamo sentite, tantissime ne sentiremo ancora. La Costa Concordia come una nuova Avetrana, con tanto di plastici, psicologi e tuttologi. La nave inabissata celebre tanto quanto la cancellata dell’abitazione dei Misseri.
Chissà per quanto ancora proseguirà il tormentone, ma sinceramente non c’è da essere ottimisti. Schettino, la moglie di Schettino, l’amico di Schettino, il nemico di Schettino, la postina di Schettino, la maestra d’asilo di Schettino, quella d’università di Schettino. Che magari bisticciano tra loro: “Era bravo”. “Macchè, si capiva che aveva dei problemi”. Verranno tutti intervistati, nell’attesa di spartirsi i “soli” 4 mila superstiti del naufragio. Un po’ a te, un po’ a me.
Non possono farne a meno, proprio no. I quesiti da porre sono troppi, scherzate? Tutti fondamentali, indispensabili, puntuali. “Come si sente?”, “Cosa ha provato?”, “Ha avuto paura?”, “L’acqua era fredda?”, “L’incidente si è verificato poco dopo cena. Non ci si dovrebbe buttare in acqua prima di tre ore, lo sa?”.
Ma poi arrivano gli intellettuali, tranquilli. Come Daria Bignardi, regina delle radical-chic, che alle Invasioni Barbariche ospita Biggio e Mandelli dei Soliti Idioti: “Vi siete chiesti se con quel Dai caxxo il comandante De Falco si è ispirato a Ruggero? In molti lo pensano”. Fantastico. E pensare che il direttore del telegiornale della medesima emittente, solo quarantott’ore prima aveva tuonato: “Sul caso Concordia è arrivato il momento di dare il buon esempio”. Seguito alla lettera.
Concordia, ma internet sa riconoscere i veri eroi?
Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
Manrico Giampedroni, vi dice qualcosa? Molto probabilmente no, dato che il suo momento di gloria è durato appena il tempo di un servizio al telegiornale. Molto meno dei quindici minuti messi in preventivo, tempo fa, da Andy Warhol.
Giampedroni, per chi se ne fosse già scordato, è il capo Commissario di bordo della Costa Concordia che la notte tra venerdì e sabato scorsi ha permesso a centinaia di persone di mettersi in salvo, proprio mentre Francesco Schettino era ovunque, fuorchè sulla sua nave che stava colando a picco. Il risultato? Una gamba rotta e – parole testuali – “trentasei ore d’incubo”, nelle quali la speranza rappresentava l’unico sollievo. Di lui esiste a malapena una foto, mentre della voce sfidiamo l’Italia a rimembrarne il tono.
Decisamente diverso il destino per Gregorio De Falco, comandante della Capitaneria di Porto di Livorno, trasformato in mito al ritmo di “Torni a bordo, cazzo”. E’ l’Italia di oggi, dove chi fa semplicemente il proprio dovere – e lavoro – risulta un’eccezione.
Diranno che è colpa della televisione, come sempre. Lo slogan è pronto. Psicologi, sociologi e opinionisti di mestiere si adopereranno per utilizzarlo al meglio. Ovviamente, statene certi, salveranno la rete, spazio “immacolato” dove il mondo vive nell’assoluto benessere.
Dimenticando che è stato il web fin’ora il principale megafono di questa vicenda; che è stato un sito d’informazione il primo a pubblicare le telefonate-tormentone tra Schettino e De Falco; che sono Facebook e Twitter le sedi in cui impazzano gruppi e hashtag trasversali sue due protagonisti. La tragedia che diviene commedia.
Il piccolo schermo non fa altro che assorbire ed inglobare, cercando di obbedire alla legge di internet. Che non sa riconoscere nemmeno i veri eroi.



