“Tutti pazzi per amore” si dimentica di Taricone

Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM

Mai nominato, mai citato, mai ricordato. Nemmeno nei titoli di coda, a fiction terminata, quando in genere ci si possono concedere dei fuori programma. Pietro Taricone avrebbe meritato un trattamento differente, soprattutto da parte di una serie che l’aveva definitivamente sdoganato dall’insopportabile icona di “guerriero gieffino” e lanciato come attore brillante di commedia.

“Tutti pazzi per amore” chiude la terza stagione (conclusasi a Capodanno) con un clamoroso scivolone. Perché Ermanno Rossi non era una comparsa, bensì vero e proprio motore della fiction. Istrionico, simpatico, sorprendente: Taricone era stato tutto questo, dando l’anima ad un personaggio tutt’altro che secondario. Tanto da convincere Mediaset a percorrere lo stesso sentiero e a proporgli, poco prima della tragica morte – avvenuta il 29 giugno 2010 a causa di un atterraggio sbagliato col paracadute – un ruolo importante in “Baciati dall’amore”. Un prodotto, trasmesso di recente e decisamente meno fortunato di quello Rai, nel quale tuttavia il responso era parso ancora una volta positivo.

Chiamarlo in causa all’interno delle puntate, magari ipotizzando un fantomatico viaggio o allontanamento di lavoro, probabilmente avrebbe creato più imbarazzo che altro. Ma immaginare che persino un fotogramma al momento dei saluti finali di Solfrizzi&Co fosse un peso per gli sceneggiatori, lasciatecelo dire, provoca immensa tristezza. E imbarazzo.

One comment on ““Tutti pazzi per amore” si dimentica di Taricone

  1. Gentile Massimo Falcioni,
    mi chiamo Ivan Cotroneo, e sono l’ideatore e uno degli sceneggiatori della serie televisiva Tutti Pazzi per amore di cui lei parla nel suo articolo. Per me, e mi sento di dire per noi tutti, la scomparsa di Pietro Taricone è stata una tragedia. Ognuna delle persone che ha avuto il privilegio di lavorare con lui, ha espresso il grande dolore che sentiva a suo modo. Io personalmente, nei giorni successivi alla tragedia non ho voluto rilasciare dichiarazioni ai giornali, e mi sono tenuto il mio dolore dentro. Altri. coerentemente con le loro sensibilità, hanno raccontato quanto fosse stato bello ed entusiasmante e intenso conoscere Pietro. Ho avuto l’onore, circa un anno dopo, di ricevere un premio intitolato a Pietro Taricone, per la lotta contro l’Aids, premio che in questo momento è sulla mia scrivania e che mi è più caro di altri, proprio per il nome che porta. Sento il bisogno di scriverle queste righe perché noi autori, insieme alla produzione e alla regia di Tutti Pazzi abbiamo fatto una scelta, quella di non metterlo in scena, questo nostro dolore. La scelta di non parlare più dei personaggi di Lea ed Ermanno che erano usciti dal racconto già a metà della seconda serie, per un viaggio d’amore a Londra. Pietro Taricone abbiamo scelto di ricordarlo nelle nostre vite, e di non esporre al pubblico o mettere in piazza la nostra sofferenza. Può essere una scelta condisivibile o meno, ma è una scelta e non posso accettare che sia trattata come una dimenticanza o considerata una leggerezza. Proprio nel momento in cui andavamo in onda noi, come lei fa notare, su una rete concorrente, nello stesso orario c’era l’ultima prova di attore di Pietro, bravo come sempre, travolgente come sempre. Mettere in scena una sorta di concorrenza nella esibizione del ricordo ci è sembrato fuori discussione. Noi che l’abbiamo conosciuto e che siamo stati con lui per un tempo troppo breve, Pietro ce lo portiamo dentro. E non credo che nessuno abbia il diritto di mettere in discussione l’atteggiamento di un’altra persona di fronte al dolore. Mentre giravamo la terza serie, abbiamo subìto una seconda, devastante perdita, quella del nostro produttore, Carlo Bixio. Anche lui, abbiamo scelto di ricordarlo a modo nostro, con il nostro lavoro, con il rispetto e la passione per le cose in cui lui credeva. Di fronte a una morte si può scegliere di piangere in pubblico o quando si è soli, di riflettere sulle perdite con altri o da soli, di scrivere dediche e di esporle o di non scrivere e vivere l’assenza nel ricordo. Sono scelte personali e hanno a che fare con la sensibilità degli individui. Qualunque cosa possano pensare le altre persone, non si tratta di dimenticanza. Noi non abbiamo dimenticato, né dimenticheremo.
    Cordiali saluti
    Ivan Cotroneo

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