Clip ideata e realizzata da Massimo Falcioni.
Clip ideata e realizzata da Massimo Falcioni.
Massimo Falcioni per DAW-BLOG.IT
E’ la storia che si ripete, nulla più. Quasi dieci anni dopo, con qualche leggera differenza. In principio toccò a “Vivere”, proprio a vantaggio della nascente “Cento Vetrine”, che comparve sugli schermi per la prima volta l’8 gennaio 2001.
La prima soap italiana di Canale 5 in quei periodi toccò e superò i 5 milioni di spettatori, con picchi di share pazzeschi vicini addirittura al 30%. Ciò non bastò tuttavia per restare incollata all’orario delle 14.10, pressata come un sandwich tra “Beautiful” e “Uomini e Donne”. Il mezzogiorno del Biscione esigeva aiuto e dunque ecco lo spostamento ordinato da Maurizio Costanzo alle 12.30, per trainare una fascia dominata su Raiuno da “La prova del cuoco”. La serie ambientata a Como resse per un po’, anche degnamente, per poi crollare e chiudere i battenti, relegata su Rete Quattro, nel maggio del 2008.
Per “Cento Vetrine” il discorso è paradossalmente più traumatico. Le riprese della telenovela verranno sospese dal 9 gennaio 2012. Nonostante il dato giornaliero puntualmente superiore al 20%, Mediaset preferirebbe smistare i maggiori investimenti nel prime time, ritenuto più redditizio in ambito di raccolta pubblicitaria rispetto al post-pranzo. E proprio la prima serata potrebbe rappresentarne la salvezza, con una collocazione, presumibilmente domenicale, a partire dalle 21.30.
Il quadro dovrebbe prendere corpo fra un mese, con l’esperimento già pronto per essere avviato. I fans tremano e l’apprensione è assolutamente giustificata in quanto il trasloco comporterebbe l’innesto di quei rischi che sono tutti dei prodotti a lunga (in tal caso lunghissima) serialità. In onda da oltre 2500 puntate (obiettivo amaro, festeggiato alla vigilia della passata Immacolata), “Cento Vetrine” gode sì di ampia fidelizzazione, ma a “numero chiuso”. Nel senso che difficilmente potrà subentrare del pubblico nuovo di zecca, che ovviamente faticherebbe a raccapezzarsi nelle trame e negli intrighi in atto. Si presume quindi che gli ascolti resterebbero stabili sui 3 milioni e mezzo (a voler essere ottimisti), che in prima serata non corrisponderebbero proprio ad un boom.
Tv del dolore, servizi retorici quanto – a volte – idioti, pressing di telecamere e cronisti sul caso di cronaca di turno. Se Fiorello ha offerto un’imitazione bonaria e decisamente buonista di Salvo Sottile e del suo programma “Quarto grado” nel corso del celebratissimo #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend, ecco che Maccio Capatonda, pur senza chiamarlo ufficialmente in causa, lo annienta definitivamente con una parodia esilarante proposta a “Ma anche no”, capace tuttavia di mettere in evidenza tutte le pecche del peggior giornalismo d’assalto.
Tutto rientrato, perchè “la notte porta consiglio”, come aveva già fatto capire nella serata di mercoledì. Enrico Mentana rimane alla guida del Tg La7, dopo una giornata di passione in cui il giornalista milanese aveva rassegnato le dimissioni da direttore. in seguito ad uno strappo con il comitato di redazione. Scrive Mentana su Facebook: “Ieri sera alle 22.50 le agenzie hanno diffuso un comunicato con cui l’assemblea dei giornalisti del tgla7 fa sapere di essere “categoricamente” contraria alla denuncia nei confronti del direttore Enrico Mentana, annunciata dall’Associazione Stampa Romana, che reputa sbagliata e che non deve essere inoltrata. Una dissociazione così chiara fa giustizia di ogni ostilità, ed è un segno di considerazione e di affetto che sarebbe folle non raccogliere. Mi sembra doveroso quindi ritirare le dimissioni. Fioccheranno le dietrologie, ma chi se ne frega: anche la maggior parte di voi mi ha consigliato di non lasciare incompiuto il lavoro a La7. Avanti, quindi, senza più ombre“.
La causa del gelo? Il rifiuto di Mentana di leggere nel tg il comunicato della Fnsi che solidarizzava con lo sciopero dei poligrafici contro la manovra del governo Monti”. Una notizia che il giornalista aveva giudicato non rilevante. Rilevanti, al contrario, sono stati gli ascolti dell’edizione serale del notiziario, condotta dal diretto interessato: 3 milioni di spettatori con l’11,4% di share.
Massimo Falcioni per Riviera Oggi.
Un fulmine a ciel sereno. Enrico Mentana non è più il direttore del Tg La7. Nominato nel giugno del 2010, il giornalista milanese si è dimesso nel primo pomeriggio di mercoledì in seguito alle polemiche con il comitato di redazione del notiziario per la questione riguardante la mancata lettura del comunicato sindacale diffuso dalla Federazione della Stampa, che esprimeva solidarietà allo sciopero dei poligrafici dei principali quotidiani cartacei.
“Ieri – ha dichiarato Mentana – ho appreso dalle agenzie di essere stato denunciato alla magistratura ordinaria dal mio cdr. Ho atteso 24 ore per verificare eventuali ravvedimenti, che non ci sono stati. Essendo impensabile continuare a lavorare anche solo per un giorno con chi mi ha denunciato, rassegno da subito le dimissioni dalla direzione del Tg La7”.
Il cdr tuttavia precisa: “Non abbiamo denunciato Mentana alla magistratura ordinaria, questo deve essere chiaro. La Fnsi ha mandato un comunicato chiedendo di pubblicarlo, e il cdr ha fatto solo da tramite con il direttore, che non ha ritenuto di leggere il comunicato durante il Tg. Da noi però non è partita nessuna denuncia”. Precisazioni che a questo punto dovrebbero far pensare al ritiro delle dimissioni. Ma il condizionale è più che mai d’obbligo.
In questi diciotto mesi, il Tg La7 non è stato un semplice telegiornale, bensì una vera e propria benzina per tutta la rete. Un boom capace di rivoluzionare gli assetti di un’emittente considerata per nove anni di nicchia e che era definitivamente divenuta reale terzo polo nel contesto generalista.
Prima del suo avvento si erano potute contare sulle dita di una mano le occasioni in cui La7 aveva osato varcare l’asticella del 3,5% di share. Poi dal nulla ecco sbucare l’ex direttore del Tg5, capace di appiccicare all’informazione dell’azienda Telecom un’identità ben precisa, riconoscibile, ma soprattutto autorevole. Già con la semplice ufficializzazione della sua nomina il tg delle 20 raddoppiò le proprie percentuali, per sfondare in breve tempo la soglia del 10% (con punte del 13) una volta comparso dinanzi la telecamera.
Exploit, come detto, non fine a se stesso. “8 e ½”, “L’infedele”, “Italialand”, “Piazza Pulita”, “G Day”. Tutti hanno usufruito di un locomotore in grado di trainare ed incollare dinanzi allo schermo il medesimo target. Lo “spirito” di Mentana si è infine percepito pure negli appuntamenti da lui non condotti, con il telegiornale di pranzo, ad esempio, salito dall’ 1,5 al 4, nonostante lo spostamento alle 13.30 in concomitanza col Tg1.
Massimo Falcioni per Rivieraoggi.it
Sempre lui al centro della scena, anche se lui, da ormai un mese, non c’è più. Ma chi di Berlusconi ha scritto e riscritto per oltre diciassette anni, non può fermarsi adesso. O almeno non può farlo da un giorno all’altro.
Niente più cucù alla Merkel, niente più complimenti imbarazzanti ad Obama, niente più Ruby, niente più scandali (veri o presunti che fossero), niente più ristoranti pieni, ergo la crisi non esiste.
Gli italiani, non tutti, non ne potevano più. Dovevano disintossicarsi, dovevano tornare ad una politica che facesse davvero politica. Tuttavia, qualcuno è rimasto orfano. Perché se il Caimano fosse un programma televisivo sarebbe di sicuro il Grande Fratello.
Bersagliato, criticato, in attuale crisi (forse) irreversibile. Però che manna per i critici, quelli che dovevano sempre e comunque trovare un capro espiatorio e riempire pagine di quotidiani, libri e show.
“Anestesia Totale” parla di lui. E siccome lui “si è autodistrutto”, lo spettacolo si aggrappa alle “radiazioni che restano” e che non scompariranno troppo facilmente. “Finalmente è finita; non c’è più”: le prime parole di Marco Travaglio sono identiche a quelle, più recenti, di Roberto Benigni. Sembra lo stesso copione di chi da oggi sarà costretto a cambiare obiettivo: “Il pericolo è che morto un Papi se ne faccia un altro. Silvio ha fatto il lavoro sporco, il rischio è che qualcuno lo utilizzi”.
Il giornalista torinese divide il palco con Isabella Ferrari. Una coppia inedita, ma perfettamente complementare ed affiatata. Ad accompagnarli una scenografia spoglia, condita da un’edicola, una panchina, due microfoni ed un violinista. C’è poi la voce, forte e riconoscibilissima già dal primo impatto, di Indro Montanelli, che l’attrice ripropone pure nei suoi scritti più celebri. Ammoniva: “Questa non è destra, è una patacca di destra. Io sono un cornuto della destra”.
Travaglio usa l’ironia, tagliente e sarcastica. Gli applausi sono scroscianti e ripetuti da parte degli oltre 700 spettatori accorsi al PalaRiviera di San Benedetto. Se il Cavaliere è il virus, la penna de “Il Fatto” si propone come vaccino. E condanna i colleghi berlusconizzati, i “lecca lecca”, quelli che a suo avviso avrebbero omesso di tutto e di più.
Si scaglia contro Bruno Vespa, quello delle “98 puntate di Porta a Porta su Cogne, e di altri speciali su Avetrana, Perugia, Erba, Garlasco”; quello che “quando Previti fu condannato organizzò una puntata sul tema del viagra”. Va all’assalto dei direttori del Tg1 e critica in successione Mimun (ideatore del panino: servizio con voce dell’opposizione nel mezzo di due della maggioranza), Riotta (promotore dell’identica idea, ma a vantaggio del centrosinistra) e Minzolini. Su quest’ultimo la condanna è ferocissima: “Con lui le notizie sono letteralmente scomparse. Nessun cenno sui casi Boffo, Noemi, Veronica, Ruby, sull’inchiesta di Trani, sul bunga bunga”.
Senza dimenticare Sallusti, Belpietro, Feltri: “Dedicarono cento prime pagine alla vicenda della casa di Montecarlo, mentre in atto c’era il processo sulle stragi mafiose del 93. Questione di metro di giudizio. Con loro è difficile distinguere i veri problemi da quelli finti”.