Tanti auguri all’Insostituibile

Massimo Falcioni per Milan News

Ogni volta prometto di non ripetermi. Poi, al minimo segnale di contestazione o insofferenza rieccomi pronto a snocciolare l’elenco, l’interminabile elenco: 8 finali di Champions League, 8 Scudetti, 5 Coppe dei Campioni, 6 Supercoppe Italiane, 5 Supercoppe Europee, 3 Mondiali per Club, 1 Coppa Italia. Ventotto trofei in venticinque anni, gli anni di Silvio Berlusconi.

Un Presidente che ci ha raccolto da terra, in un’aula di tribunale dove il nome del Milan stava rischiando di sparire per sempre. Ci ha fatto volare e, dopo un quarto di secolo, siamo ancora lassù tra le stelle. E si ostina a non farci scendere.

Qualcuno lo fischiò e lo fischia ancora. Qualcuno auspicò un suo addio. Qualcuno invocò sceicchi e petrolieri. Qualcuno osò tradirlo in favore di un Giuda, che si sarebbe manifestato successivamente in tutta la sua falsità ed ipocrisia. Tifosi abituati a caviale e champagne, che forse meriterebbero un nuovo Milan-Cavese per comprendere il senso di un’era senza eguali.

Non ho mai mescolato la politica alla passione sportiva. Non ho dunque imbarazzo nel ringraziare chi, con la sua competenza, la sua passione e la sua intelligenza, ha trasformato i nostri sogni in realtà. “I sentimenti non si ringraziano”, diceva un tizio. Io, per principio, faccio l’opposto.

Buon compleanno Silvio. Da chi dal carro non è mai sceso. Da chi crede che non esistano insostituibili. Tranne uno.

Baila! va in onda “modificato”

Baila! andrà in onda regolarmente, seppur modificato. Lo ha annunciato la conduttrice Barbara D’Urso che, nel corso della trasmissione pomeridiana “Pomeriggio 5″, ha letto un comunicato ufficiale di Mediaset.

L’azienda di Cologno Monzese “prende atto di un provvedimento spiccato senza corpo del reato, ovvero senza avere visto un solo minuto del nuovo programma che stasera sarà in onda su Canale 5. Mediaset impugnerà quindi d’urgenza la decisione chiedendone la revoca”.

Ciò significa che il Biscione proporrà il suo format, ritenuto originale e non “clonato”, intervenendo con aggiustamenti nell’osservazione delle inibizioni del provvedimento del giudice.

Il giudice blocca “Baila!”

Niente Baila! per Barbara D’Urso. Nel giorno in cui sarebbe dovuta andare in onda la prima puntata dello show di Canale 5, il giudice Gabrielle Muscolo «inibisce a Rti (Mediaset) a Endemol Italia, a Roberto Cenci (regista e direttore artistico, ndr) e a tutte le parti resistenti la trasmissione dello spettacolo con titolo Baila!‘ o con qualunque altro titolo» che abbia alcune caratteristiche descritte nella memoria presentata da Mediaset.

Questo nonostante Mediaset abbia sempre ribadito le differenze che intercorrono tra Baila! e il Ballando con le stelle di Milly Carlucci, che aveva presentato l’iniziale istanza.

Gianluigi fa il Santoro. Ma non c’è Paragone

Massimo Falcioni per Rivieraoggi.it

Dal registrato alla diretta, dalla seconda serata al prime time. Gianluigi Paragone ci credeva davvero, così tanto dal tentare il grande salto con “L’ultima parola”. Il risultato invece è stato disastroso:  1.578.000 spettatori, pari al 6,9% di share.

Un fallimento clamoroso per chi si annunciava come la risposta a Santoro. La rete, Raidue, è sì la medesima ma “Annozero”, non confermato in palinsesto tra mille polemiche, realizzava quasi il quadruplo rispetto alle nano-percentuali raccolte dal giornalista varesino al suo esordio nella nuova collocazione.

C’è poi la questione, scusate il gioco di parole, del paragone. “Annozero” possedeva una struttura narrativa esemplare, quasi unica. Un talk show come gli altri, ma al contempo assolutamente differente dagli altri. Diverso da “Ballarò”, da “Matrix”, da “Porta a Porta”, da “L’Infedele”, da “Exit”. Dallo studio, alle luci, al montaggio, ai servizi esterni, tutto era curato nei minimi dettagli da colui che del giornalismo televisivo resta l’unico vero stratega.

E non è un caso che tutti quelli che abbiano osato definirsi l’anti-Santoro ne siano usciti, prevedibilmente, con le ossa rotte. Antonio Socci, Anna La Rosa, Giovanni Masotti, in onda negli anni rispettivamente con “Excalibur”, “Alice nel paese delle meraviglie” e “Punto e a capo”. Improvvisati, impresentabili, dimenticabili. Per non parlare delle risposte Mediaset, allestite da Marco Taradash (“La zona rossa”) e Alessandro Banfi (“La versione di Banfi”).

“Non me l’aspettavo – ha confessato a mente fredda Paragone – ce l’abbiamo messa tutta per fare un buon programma”. Peccato, perché il progetto originario de “L’ultima parola” era obiettivamente interessante, con una collocazione nella tarda notte del venerdì che valorizzava sia l’idea in principio che gli stessi ascolti. Un’identità sfregiata per rincorrere un confronto impari ed utopico.

Nessun dramma

Un punto guadagnato, considerati i primi venticinque minuti nei quali il primo Milan della stagione è stato completamente in balia della Lazio, nonostante l’occasionissima capitata tra i piedi di Aquilani ad inizio match. I gol di Klose e Cissè hanno mostrato le pecche di una difesa ancora lontanissima dalla forma migliore, capace nello scorso anno di subire appena sette reti in tutto il girone di ritorno.

Sono due punti persi se invece si analizza lo splendido secondo tempo disputato dagli uomini di Allegri, costantemente presenti nell’area di rigore dei biancocelesti, con un palo clamoroso di Cassano da inserire nella lunga lista delle recriminazioni.

 Juventus e Napoli guidano per ora la classifica grazie a due prove convincenti e, proprio i partenopei, saranno i nostri prossimi avversari in una gara che si preannuncia già palpitante.

La tensione è tuttavia allentata dal clamoroso tonfo dell’Inter a Palermo, che dà di fatto valore al nostro pareggio forse un po’ troppo snobbato da chi, due giorni dopo, si è davvero mangiato le mani.

2001-2011


Nonostante fosse solo l’11 settembre, per quelli come me – non delle cime tra i banchi di scuola (!) – il nuovo anno era già cominciato con il recupero dei debiti formativi che avevo accumulato dall’anno precedente. Verso le 15 ero davanti alla tv: trasmettevano “Sabrina vita da strega” e al termine dell’episodio mi sarei dovuto mettere a studiare. Non l’avrei mai fatto, dato che dopo circa dieci minuti la serie fu interrotta bruscamente dall’edizione straordinaria di “Studio Aperto”. Il contrasto tra i due generi, assolutamente contrapposti, inizialmente non fu troppo evidente. Le immagini raccontavano di una torre in fiamme, colpita da un aereo schiantatosi probabilmente a causa di un errore umano del pilota. Ma il vero shock giunse a breve, quando in diretta avvenne lo schianto sulla seconda torre. Fu quello il momento in cui realizzai la gravità dell’accaduto: nessun incidente, bensì attacco terroristico. Da lì in poi sarebbe stato uno zapping continuo, contraddistinto da una forte sensazione di disagio, tristezza e confusione mentale che raggiunsero l’apice al momento del crollo delle Twins Towers.

Compagnoni a tutto campionato: “Milan favorito. Lo sciopero? Hanno torto tutti”

Massimo Falcioni per Riviera Oggi

In vacanza nella sua San Benedetto fino al prossimo 9 settembre, giorno in cui tornerà a dar la voce al campionato di Serie A, Maurizio Compagnoni si concede ai taccuini di Rivieraoggi.it per un’analisi a tutto tondo sull’attuale situazione del calcio italiano, con un occhio di riguardo sul calciomercato che ha appena chiuso i battenti. “E’ stato abbastanza vivace e divertente – afferma il telecronista Sky – ma se ne sono andati tre pezzi da novanta come Eto’o, Sanchez e Pastore. Non sappiamo ancora se quelli arrivati saranno alla loro altezza. Lo spero”.

Quale squadra si è rinforzata di più?

“Difficile dirlo. L’Inter ha perso appunto Eto’o, una cessione importante e tecnicamente dolorosa. Dovevano rientrare economicamente e ai fini del bilancio può starci. Sono arrivati Forlan e Zarate: uno è un grande giocatore, l’altro potrebbe diventarlo. Il Milan ha aggiunto Aquilani, Mexes, Nocerino, Taiwo ed El Sharaawy ad una squadra già forte. In chiave campionato quello dei rossoneri è stato un mercato perfetto”.

Il club di Allegri resta dunque favorito.

“Certamente. E’ la squadra campione in carica e si è rafforzata. Non vincerà a mani base, ma secondo me è in pole position. Diverso invece il discorso per la Champions: penso che per quella competizione non ci sia un calciatore che faccia fare il salto di qualità”.

Ci sono poi Juventus, Roma e Napoli. Che giudizio dai alle loro campagne acquisti?

“I bianconeri in quanto a qualità si son migliorati rispetto al 2010. Tuttavia pare più forte di loro l’abitudine di prendere tanti bravi giocatori, ma senza nessuno che sia di primissimo livello internazionale. Senza dimenticare l’annoso problema del terzino sinistro, mai risolto. Il mercato della Roma sembra invece confusionario. Ma chissà, magari Luis Enrique ha le idee più chiare di quanto pensiamo. A mio parere hanno troppe prime punte e pochi attaccanti esterni, con l’aggiunta dell’equivoco a centrocampo di Gago e De Rossi. Per quel che riguarda il Napoli vedo bene Inler e Pandev. Ma 19 milioni sborsati per la coppia Britos-Dzemaili sono sinceramente troppi. Con tre milioni in più ne prendevi due più forti. La squadra di Mazzarri comunque è cresciuta”.

In Europa intravedi speranze per le italiane?

“Barcellona, Real Madrid e Manchester restano inarrivabili. Molto dipenderà dai sorteggi successivi la fase a gironi”.

Negli ultimi giorni stanno facendo discutere le vicende di Totti e Inzaghi. Un tuo parere?

“Su Totti ho il sospetto che lo vogliano far fuori, forse per via dell’ingaggio troppo elevato. Tecnicamente non credo si possa discutere, in campo fa sempre la differenza. Inzaghi l’avrei inserito nella lista Champions. E’ vero, le sue condizioni fisiche sono precarie, ma forse si sarebbe potuto rinunciare a Mexes o Gattuso, con quest’ultimo che salterà quattro gare delle sei previste”.

Il campionato partirà in grave ritardo a causa dello sciopero indetto dai calciatori. Che idea ti sei fatto in merito?

“Hanno torto tutti, sia i giocatori che le stesse società. Se è vero che non ci sono i soldi ci dovrebbero spiegare perché tengono quaranta giocatori sotto contratto. Quello è il problema. I club sono incapaci di gestire la situazione; quando firmano i contratti non sanno a cosa vanno incontro? Al contempo, se un tesserato non rientra più nel progetto di un allenatore può starci che si alleni a parte. Non la reputo la fine del mondo”.

L’ultima domanda è obbligatoriamente sulla Samb. A tuo avviso sarà l’ennesima stagione di transizione?

“Spero di no, temo di sì. Mi auguro di sbagliarmi. Per come è stata costruita ritengo difficile lottare per il primo posto. Vedremo”.

Decisione giusta. E Pippo lo sa

Massimo Falcioni per Milannews.it

Pippo non è solo un numero 9. Pippo, per me, è un mito, un idolo, un esempio di vita. Per i 41 gol segnati in Europa in rossonero, uno più fondamentale dell’altro. Per l’adrenalina che deposita sul campo. Per la forza che trasmette. Per quello sguardo che solo lui ha in certe serate.

Pippo è l’uomo di Atene, di Montecarlo, di Tokyo. E’ l’eroe del pallonetto miracoloso all’ultimo istante a Lobont in un quarto di finale con l’Ajax nell’anno della Champions del 2003. Ci sono poi il Bayern, il Lione, la Stella Rossa, chi più ne ha più ne metta. Ricordi su ricordi, emozioni su emozioni.

Ma Pippo è soprattutto l’uomo. Che appena rientrato dal trionfo Mondiale si presenta per primo a Milanello dieci minuti dopo aver ricevuto la telefonata di Galliani, che lo informa di un preliminare imprevisto da disputare. Gesti, azioni che solo chi è milanista può comprendere. Per gli altri Pippo è un mero esagitato, per noi è semplicemente tutto.

Purtroppo però niente è eterno e tra le tante battaglie combattute e vinte, c’è n’è una che puntualmente perderemo: quella contro l’anagrafe. Fermeremmo volentieri il tempo se potessimo, magari al 23 maggio 2007. Apice di una carriera inimitabile.

Pippo ha 38 anni. Altri alla sua età già allenano o hanno messo su una ventina di chili. Lui no. Lui si allena, lotta e suda come un ragazzino. Ma è reduce da una terribile operazione al crociato e da un persistente problema al polpaccio.

Allegri doveva sceglierne 25 per questa prima fase di Coppa. Non una lista definitiva, bensì correggibile a gennaio, alla vigilia di un ottavo di finale a cui ovviamente si spera di prender parte. Ecco allora che il mister, a malincuore, l’ha lasciato ai box: “Ho dovuto prendere una decisione dolorosa”, ha dichiarato a caldo. Dolorosa e obbligata, aggiungerei.

Allegri, con già quattro attaccanti di valore (Ibrahimovic, Pato, Robinho e Cassano), ha optato per il rinfoltimento del centrocampo, che sarà privo per le prime quattro giornate dello squalificato Gattuso e, almeno fino a febbraio, dell’infortunato Flamini. Il reparto andava riempito, ad ogni costo.

Sebbene il girone del Milan non sia affatto proibitivo, la convocazione di Inzaghi, di questo Inzaghi, sarebbe equivalsa ad un salto nel buio. Pippo, in cuor suo, lo sa.