La Gialappa’s commenta la Coppa America?

“Ci  sentiremo presto su Rtl”. Le parole di Marco Santin, pronunciate sul finire della puntata di “Noi dire Champions” di sabato sera, hanno scatenato la curiosità e la speranza dei fans, che si domandano ora quale fosse il vero senso di quell’uscita a sorpresa. L’ipotesi più battuta è che il trio possa riunirsi fra poco più di un mese per commentare le partite della Coppa America. Unico possibile freno? Il fuso orario, che costringerebbe la Gialappa’s ad andare in onda dalle 3 di notte in poi. Nei prossimi giorni ne sapremo di più.

Naufragio Sgarbi. I presupposti per far male c’erano tutti

Massimo Falcioni per RivieraOggi.it

Appena due milioni di telespettatori in prima serata su Raiuno, pari all’8,2% di share. Una miseria per la rete ammiraglia della tv di Stato che, dati alla mano, è subito corsa ai ripari sospendendo lo show dopo appena una puntata: “La decisione – si legge in una nota di Viale Mazzini – è stata comunicata al Professor Sgarbi che l’ha condivisa”.

Così s’è conclusa l’avventura di “Ci tocca anche Sgarbi”, franata su se stessa come una casa priva di buone fondamenta. Perché il programma del noto critico d’arte poggiava obiettivamente sul nulla. Mal scritto, il programma è parso totalmente de-strutturato, quasi improvvisato. E la legge del piccolo schermo è chiara: puoi chiamarti pure Fiorello, ma se non sei in possesso di un’idea forte e non ti contorni di un gruppo autoriale consolidato, il disastro (vedi i flop d’annata “Superbowl” e “Non dimenticate lo spazzolino da denti”) è assicurato. Figurarsi con Vittorio Sgarbi, rodato e fortunato opinionista del tubo catodico tuttavia incapace di tenere da solo la scena per oltre due ore.

La tribolata scelta del titolo la diceva tutta sulla confusione in origine: da “Capre e Cavoli” si era passati a “Il bene e il male”, per poi virare su “Il mio canto è libero” ed infine appunto su “Ci tocca anche Sgarbi”. Voltandosi indietro c’era poi l’esempio di Gianfranco Funari del 2007. Un altro polemista acchiappa-ascolti che s’era arenato sull’inconsistenza di un “Apocalypse Show” carente d’identità ed efficacia.

Eppure la mission di Sgarbi pareva innovativa: la cultura in prime time, lunghi monologhi in stile Saviano, che il sindaco di Salemi aveva preso ad esempio, se non nei contenuti almeno nella forma. “Però mi manca un Fazio – lamentava – uno che faccia le domande agli ospiti che verranno nel programma”. Insomma, mancava la spalla o uno di cui essere spalla.

Fatto slittare di due mesi fino ad arrivare, colpevolmente, alla primavera inoltrata e collocato nella complicata e segmentata serata del mercoledì (riempita da calcio, “Exit”, “Iene” e “Liceali”), “Ci tocca anche Sgarbi” non è stato altro che l’apologia dello sgarbismo, tra rese dei conti (con gli attacchi all’ex amico Toscani e ai quotidiani nemici) e spot autoreferenziali. Un naufragio prevedile ed inevitabile.

Sgarbi flop. Subito sospeso

“Ci tocca anche Sgarbi”, ma per poco. E’ stato infatti chiuso dopo appena una puntata lo show in prima serata su Raiuno del critico d’arte, capace al suo esordio di racimolare appena l’8,2% di share. Si legge in una nota di Viale Mazzini: “Considerati i dati di ascolto, la direzione di Rai1 ha deciso di sospendere il programma di Vittorio Sgarbi ‘Ora ci tocca anche Sgarbi’. La decisione è stata già comunicata al critico d’arte che l’ha condivisa”.

Errata la scrittura (se mai ce ne fosse stata una), la collocazione del periodo (l’affollato mercoledì) ed il periodo di programmazione (primavera inoltrata). Una constatazione: Sgarbi poi non è capace di tenere da solo 2 ore e mezzo di trasmissione. “SgarbiQuotidiani” durava 10 minuti…

Ma non eravamo rincoglioniti dalle tv?

Massimo Falcioni per Daw-blog.com

Allora ricapitoliamo un momento: siamo un Paese composto da milioni di rincoglioniti dalle televisioni berlusconiane, che da venti anni offuscano le menti e le opinioni degli italiani. Siamo un Paese che vota in base ai diktat dei tg berlusconiani, da Fede a Minzolini, passando per Mimun. Siamo un Paese succube dal regime berlusconiano che, come Mussolini, vela la realtà, edulcorandola in maniera bieca, turpe, ignobile. Siamo il Paese degli elettori che non vanno su internet a cercarsi la verità vera, quella di Grillo, Travaglio, Ricca. Siamo un Paese morto, piatto culturalmente, che si orienta solo sulla base dei talk show berlusconiani.

Poi però succede che Giuliano Pisapia trionfi per ora a Milano. Che annienti al primo turno Letizia Moratti con un sonante 48 a 41%. Che il Cavaliere dimezzi il consenso personale a Milano, passando da 53 mila preferenze ad appena 28 mila.

Ed il commento degli stessi intellettualoni, che fino a ieri accampavano scuse ed alibi, qual è? Che c’è “voglia di cambiamento”, che “Berlusconi è finito”. Scusate, ma il potere della tv dov’è finito? Che fine ha fatto?

E’ semplicemente andato in vacanza. Momentaneamente, s’intende. Fino alla prossima sconfitta di Bersani & Co…

Curva Sud, io non dimentico

Solo un anno fa. Sembra un secolo, ma son passati appena dodici mesi. Per difendere chi sappiamo avete sputato su un quarto di secolo di trionfi irripetibili. Vi lascio alle parole di Adriano Galliani, pronunciate quella sera: “Questi tifosi sono un po’ ingenerosi. Quando noi prendemmo il Milan era in un’aula di tribunale, fallito. Grazie a Berlusconi questi tifosi hanno visto 8 finali di Champions League. C’è chi fa festa per una dopo tanti anni, noi ne abbiamo fatte otto”.

A voi che risalite sul carro rispondo che io da quel carro non sono mai sceso. Vergogna.