Sanremo 2011, le pagelle

Massimo Falcioni per Daw-blog.com

MORANDI, 6. Simpatico, umile, pulito. Non si può non voler bene all’eterno ragazzo di Monghidoro. Ma come conduttore è un disastro. Il Festival non è “Grazie a tutti”, né “C’era un ragazzo”. A Sanremo non si canta (a meno che non si gareggi), bensì si presentano i cantanti. Aiutato perennemente dal gobbo elettronico, le poche volte che si è concesso il lusso di abbandonarlo i risultati sono stati tragici. Ha tuttavia il merito di aver convinto Battiato e Vecchioni a partecipare alla kermesse. Una sorta di calamita per artisti storicamente diffidenti.

CLERICI, 2. Chiamata ad effettuare il passaggio di testimone a Morandi nella puntata d’esordio, accumula in dieci minuti più critiche di quelle raccolte in un’intera carriera. Esibisce senza pudore al mondo intero la figlia Maèlle. Proprio lei che appena un anno fa, a proposito di una contestata vicenda riguardante Povia, disse: “Non manderei mia figlia sua palco a ballare, ma sinceramente io non la vorrei vedere in generale sul palco”. Chiamasi coerenza.

MAZZA (direttore Raiuno), 7. Subentrato a Del Noce a fine 2009, fu battezzato da una spada di Damocle di nome Bonolis. Scegliere la Clerici si rivelò un’ottima intuizione, la nomina di Morandi un atto coraggioso e fortunato. La conduzione è stata tutt’altro che impeccabile, ma gli ascolti hanno dato ragione alla Rai. E non è poco.

 

LUCA E PAOLO, 8. Ingaggiati inizialmente per ricoprire il ruolo di incursori e disturbatori, sono in breve tempo diventati gli assi portanti dell’intera baracca, salvando Morandi da continui imbarazzi e silenzi. Ficcanti ed ironici, hanno portato all’Ariston una brillante satira politica. Peccato solo per l’accusa (ingiusta) di cerchiobottismo lanciatagli addosso dai soliti osservatori radical-chic. Si può martellare a 360 gradi. Loro l’hanno dimostrato.

 

CANALIS, 2. L’avremmo definita con piacere il fantasma del 61° Festival di Sanremo, se solo fosse passata inosservata. Legnosa, impreparata ed impacciata, passerà alla storia per la goffa intervista a Robert De Niro.

BELEN, 6.5. Ha stravinto il confronto con la diretta rivale. Splendida e a proprio agio fin dalla prima sera, ha purtroppo dovuto rispettare i paletti fissati dai piani alti per evitare l’umiliazione dell’ex velina. Da “solista” avrebbe dato sicuramente di più.

GARCIA-DE NIRO, 1. Il giorno in cui ci libereremo del nostro provincialismo e la smetteremo di autocompiacerci nel sentirci dire quanto è bella l’Italia, quanto si mangia bene in Italia e quanto è solare e calorosa l’Italia, saremo un Paese migliore. I soliti soldi spesi inutilmente per artisti mal sfruttati e fuori contesto.

RANIERI, 7. Vero e proprio tappabuchi della serata finale, ha occupato lo spazio che sarebbe dovuto spettare a Silvester Stallone, che però chiedeva troppi soldi. Il cantante partenopeo, meno internazionale di Sly, ha comunque incantato la scena per oltre mezz’ora, a costo quasi zero. Che sia d’insegnamento per il futuro. Un voto di principio.

BENIGNI, 8. Si è parlato più del suo compenso che di ciò che ha detto sul palco. La politicizzazione estrema è il grande male della nostra penisola. Una penisola rivalutata e celebrata da cinquanta minuti indimenticabili, in cui il premio Oscar ha mescolato l’immancabile ironia sull’attualità ad una profondità di pensiero unica.

VECCHIONI – MODA’/EMMA – ALBANO, 7. Sul podio gli artisti che hanno offerto le migliori esibizioni del Festival. La vittoria di Vecchioni emoziona, mentre la vincitrice di Amici sembra aver pagato i precedenti positivi di Carta e Scanu. Tre vittorie in tre anni sarebbero state oggettivamente troppe. Positiva la svolta intimista di Albano che, accuse di plagio a parte, riscatta i recenti trascorsi.

FESTIVAL, 5. Gli ascolti dettano legge, ma non si può negare l’evidenza. L’edizione 2011 verrà ricordata come una delle più noiose ed improvvisate dell’ultimo ventennio. Una statua a Benigni sarebbe a dir poco doverosa.

Sanremo, serata finale. Luci al Festival

Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM

Nessun record, anzi una leggera flessione rispetto alle recenti serate finali. Ma per Morandi è stato comunque un congedo positivo in termini d’ascolti con la puntata di sabato – che ha incoronato Roberto Vecchioni – seguita da 12.537.000 spettatori nella prima parte (45,9%) e 11.633.000 nella seconda (63,69%). La media tra i due segmenti è stata del 52,12% (12,1 milioni). Dati, come detto, leggermente inferiori a quelli del 2010 (53,2%), del secondo Bonolis (54,25% nel 2009) e del 2007 (54,2), mentre il miglioramento è netto se si prende in esame il 2008 (44,9), il 2006 (48,27) e il 2004 (48,5).

Numeri onorevoli, per un’edizione al contrario da dimenticare a livello di conduzione ed organizzazione. L’eterno ragazzo ha confermato di non essere un presentatore e di non poter reggere da solo un baraccone di tale portata. Il rapporto col gobbo elettronico è stato costante, tanto da finire pure nei ringraziamenti finali del cantante. La sua fortuna è stata la presenza di Luca e Paolo, inizialmente scritturati per ricoprire il ruolo di disturbatori e divenuti in breve tempo gli unici assi portanti della kermesse. Spigliati (nonostante una partenza a rilento), ironici e graffianti (checché se ne dica) , hanno saputo leggere alla perfezione la una scaletta piena di insidie e momenti morti.

Improponibile il confronto tra le due vallette. Col minimo sforzo Belen ha stravinto il confronto con una Canalis legnosa, impacciata ed impreparata. Il Festival rappresentava la grande occasione per entrambe. L’ex velina l’ha sfruttata malissimo, lasciandoci oltretutto il patetico ricordo di una dimenticabilissima intervista a Robert De Niro.

Sempre in tema d’attori, non s’è visto Stallone. L’assenza di Sly sarebbe stata legata ad un mancato accordo in termini economici. Un buco coperto alla grandissima da Massimo Ranieri (ospite musicale assieme ad Avril Lavigne), meno internazionale della star hollywoodiana, ma capace di incantare la scena per oltre mezz’ora; a costo quasi zero. Che sia d’insegnamento? Speriamo.

“Se non mi venivi a prendere tu non venivo mai qua”, ha detto commosso a Morandi il Professore, trionfatore del Festival davanti a Modà-Emma e ad Albano. “Ho messo insieme la canzone d’autore con la canzone popolare. Dedico questa vittoria al popolo italiano che io amo da morire e alle donne”. Sconfitta pure ogni polemica sul televoto, scoppiata nel pomeriggio per colpa di Sebastian Marcolin, dirigente di RaiTrade: “E’ in vantaggio Vecchioni”, s’era lasciato scappare a concorso ancora aperto. Gaffe grossolana, in perfetta linea con tutto col Sanremo 2011.

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“Domani sogneremo altri traguardi, inventeremo altre sfide. Cercheremo altre vittorie che valgano a realizzare ciò che di buono, di forte, di vero c’è in noi, in tutti noi che abbiamo avuto questa ventura di intrecciare la nostra vita ad un sogno che si chiama Milan”.

Sanremo, Morandi litiga coi Take That. E salta il siparietto…

Lite nel pomeriggio di venerdì tra Gianni Morandi e i Take That, arrivati alle prove in notevole ritardo sulla tabella di marcia. “Ho detto che non era professionale il loro comportamento”, ha rivelato il conduttore ai giornalisti. “Si sono arrabbiati, non volevano far più nulla. Avevamo preparato un discorso sul calcio e un balletto. Ci hanno messo in crisi”. Il gruppo inglese alla fine sul palco ci è salito, ma senza Morandi, che ha lasciato il compito di una rapida intervista riparatoria (e dimenticabilissima) a Belen e alla Canalis.

Sanremo, quarta serata. Dopo Benigni solo tante gaffe

Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM

Stavolta niente record, ma poco importa. La penultima serata del Festival ha fatto registrare una media complessiva del 46,9% di share, pari a 10.617.000 spettatori. Frutto di un 44,2% ottenuto nella prima parte (12,8 milioni) e del 52 raggiunto nella seconda (8,2 milioni). Circa 4 punti in meno rispetto alla Clerici (che sfondò il muro del 50%) e sostanziale pareggio col 2009 (-0,6), mentre il distacco diventa abissale se si prende in esame il disastroso Sanremo di Baudo e Chiambretti del 2008, fermo al 30,2%.

Soddisfazione e larghi sorrisi dunque, per un quarto appuntamento che, in mancanza del ciclone Benigni, s’è dovuto accontentare dei redivivi Take That e dell’accoppiata De Niro-Bellucci, in missione all’Ariston per l’immancabile marketta cinematografica a “Manuale d’Amore 3”. Un incontro a più riprese, tutte sinceramente evitabili, con Morandi che prima ha perso tempo con le solite domande stucchevoli alla diva umbra (“che effetto fa essere il sogno per milioni di italiani?”, “non ha paura del tempo che passa?”) e poi – mollato per un attimo il gobbo – si è lanciato in un delirio ormonale suggellato da un’esilarante gaffe, ad attrice (grazie a Dio) congedata: “Certo che Monica si mantiene bene”. Risate in sala, oggettivamente comprensibili.

Nulla a che vedere tuttavia con la successiva performance da traduttrice della Canalis, in un faccia a faccia con la star hollywoodiana messo in piedi goffamente per dimostrare quanto la bella sarda sia brava a masticare la lingua inglese. Peccato solo che De Niro fosse già munito di un proprio auricolare, visibilissimo al pubblico, che ha di fatto reso ridicola l’ex velina ed assieme a lei pure il folto gruppo autoriale della kermesse.

Improponibile a questo punto ogni paragone con Belen, vincitrice del confronto a mani basse, anche se paiono evidenti i paletti fissati dai piani alti per non annientare la diretta rivale, capace di far rimpiangere addirittura la statuaria (in tutti i sensi) Megan Gale. Nuovamente satira politico-musicale per Luca & Paolo che, dopo il “Ti sputtanerò” dell’esordio dedicato al Premier e Fini, hanno reinterpretato a modo loro “Uno su mille”, per un Pd alla secolare ricerca di un leader e che alla fine si rivolge al Cavaliere (“per compattar le opposizioni c’è solo Berlusconi”). Quest’ultimo è stato in seguito richiamato in causa in un altro sketch del duo, che da una parte ha stigmatizzato le recenti vicende del Presidente del Consiglio e dall’altra lo ha assolto. La conclusione? “Non ha sbagliato, stavolta gli è andata di sfiga”.

Raphael Gualazzi s’è aggiudicato la gara dei Giovani, a discapito della diciassettenne Micaela (salita sul palco per prima, a dieci minuti dalla mezzanotte), di Roberto Amadè e Serena Abrami. Esclusi invece dalla finalissima di stasera Francesco Tricarico e Max Pezzali.