Rai, cercasi un “anti-Santoro”. Belpietro in prima fila, con l’ipotesi…

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Nonostante le polemiche, “Annozero” non corre rischi. Gli ascolti, imponenti, che Santoro puntualmente ottiene ogni settimana, tutelano la trasmissione da qualsiasi attacco e minaccia di sospensione. Ecco allora che in Rai stanno pensando ad un “bilanciamento di opinioni” con il lancio di un programma che sia di contrasto “ideologico” a quello del giornalista campano.

In prima fila per guidare un talk di questo tipo ci sarebbe Maurizio Belpietro, più volte ospitato dallo stesso Santoro nel ruolo di contraddittorio.

Il direttore di “Libero” non è nuovo a questi incarichi. Attualmente padrone di un mini-spazio all’interno di “Mattino 5” nel quale colloquia telefonicamente con i membri del panorama politico, nel 2005 fu al timone de “L’antipatico”.

Si trattò di un vero fallimento. Inizialmente collocato su Canale 5, Belpietro venne dopo neanche troppo tempo traslocato su Rete 4. Ma con uno share mai superiore al 6%, l’esperienza si concluse in anticipo.

La destra infatti non ha mai avuto troppa fortuna con il video. I dibattiti messi in piedi negli anni scorsi, da “Excalibur” a “Punto e a capo” (entrambi su Raidue), mancavano di costruzione giornalistica e di fascino mediatico. Qualità queste che vanno riconosciute, volenti o nolenti, alla banda di “Annozero”, capace di caricare emotivamente ogni appuntamento, mediante una scrittura drammaturgica di livello sublime.

Mediti dunque l’attuale maggioranza. Perché se pretendere un contraltare su un servizio pubblico è legittimo, questo deve però anche godere di strutture solide e credibili che non siano guidate da conduttori comandati dall’alto.

A dir la verità un personaggio sul quale puntare ci sarebbe. L’unico animale da palcoscenico capace di generare l’ “effetto calamita” al telespettatore, sia questo di destra o di sinistra. Sto parlando di Giuliano Ferrara.

Grande Fratello extra-large, tra opportunità e rischio di saturazione

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Articolo realizzato per www.sambenedettoggi.it

La prima puntata del “Grande Fratello 10″ ha totalizzato oltre 6 milioni di telespettatori, pari al 30,87% di share. Su Raiuno, “Le segretarie del sesto” si sono invece fermate ad un ascolto medio di 4.225.000, equivalente ad uno share del 16,39.

Tanti sorrisi dunque per Canale 5, che ha visto migliorare il dato del reality rispetto all’esordio dell’edizione passata (che si rivelò un successone) ferma al 28,16% e a quella del meno fortunato 2008, che ottenne comunque un discreto 27 per cento.

Risultati soddisfacenti ma che devono in ogni caso far volare bassi.

Il “Gieffe” di quest’anno durerà infatti ben quattro mesi. Tutta una tirata, da ottobre a febbraio, e non si esclude un allungamento in corsa addirittura sino a Pasqua. Una mega-spalmatura che andrà a coprire due periodi di garanzia (autunnale e primaverile) di Mediaset e che porterà al “Biscione” un consistente risparmio economico.

Senza dimenticare poi l’effetto domino che il reality provocherà sulle altre trasmissioni della rete. Non solo la Gialappa’s, ma pure “Mattino-Pomeriggio-Domenica 5″ e “Verissimo” concederanno ampio spazio alle vicende della ‘Casa’. Ed ancora una striscia quotidiana alle 18.05, una breve linea notturna dal lunedì al venerdì al termine dei programmi di prime-time, un riassunto settimanale al sabato (13.40), un breve appuntamento inclusivo di breve diretta alla domenica (12.30) e, udite udite, un probabile San Silvestro da passare in compagnia degli abitanti di Cinecittà.

Le note positive potrebbero però scontrarsi con il rischio, enorme, di saturazione. Sedici serate corrispondono ad un’eternità in termini televisivi e l’ipotesi del logoramento graduale del programma non è da escludere. I vertici aziendali paiono averlo messo in preventivo, tanto che per il decennale del “Big Brother” l’asticella dell’obiettivo minimo d’ascolto è scesa al 20-21% di share.

Sarà infine decisivo il comportamento della concorrenza. “Le segretarie del sesto” non era sostanzialmente una fiction dalle spalle solide. Un primo riscontro attendibile lo avremo tuttavia fra sette giorni, quando Raiuno manderà in onda “Pinocchio”, miniserie della LuxVide dal cast imponente (Bob Hoskins, Margherita Buy, Alessandro Gassman e Luciana Littizzetto). L’auditel sarà in quel caso altamente indicativo e se Viale Mazzini non avrà in futuro timore di controprogrammare (come accadde due stagioni orsono, con “Don Matteo” puntualmente vincitore su Canale 5), per lo show condotto da Alessia Marcuzzi ci sarà da soffrire.

Caso Marrazzo, la moglie torna in onda (VIDEO)

Roberta Serdoz, moglie di Piero Marrazzo e giornalista del Tg3 è tornata ieri in video, partecipando alla prima puntata settimanale di “Linea Notte”.

La Serdoz non era un studio, ma a Saxa Rubra per un collegamento ‘in esterna’ nel quale ha curato un servizio sull’immigrazione. Niente touch screen dunque, come era prevedibile (sarebbe stato il colmo vederla leggere le imbarazzanti notizie riguardanti il marito), bensì un rientro soft per rompere subito il ghiaccio. Onore a questa donna.

Caso Marrazzo, finto video sull’irruzione dei carabinieri. Il filmato spopola su Youtube

Poteva la “vicenda Marrazzo” rimanere indifferente ai frequentatori della rete? Certo che no. Ecco allora che un gruppo di ragazzi ha messo in scena e ripreso la finta irruzione dei carabinieri nell’appartamento di Via Gradoli nel quale l’ex governatore del Lazio si stava intrattenendo con un transessuale. Il tentativo di spacciare il video per veritiero e’ durato poco, se non pochissimo.

Se lo scandalo dei rifiuti è meno vergognoso dei vizi sessuali di un Presidente

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Una serata passata con un transessuale più scomoda dello scempio dei rifiuti di Napoli. La sintesi, seppur cinica, dimostra alla perfezione come per il Partito Democratico la vicenda riguardante Piero Marrazzo sia stata mediaticamente più imbarazzante del polverone che un anno fa investì Antonio Bassolino e gran parte della giunta partenopea guidata da Rosa Russo Iervolino.

Definendo infatti un «atto di responsabilità» l’autosospensione annunciata dal Governatore del Lazio, l’opposizione ha ufficialmente posto un muro fra sè e l’ex volto di “Mi manda Raitre”, tristemente abbandonato al suo destino.

Già sabato mattina, dopo l’eloquente silenzio del giorno prima, dai piani alti del partiti si era avvertito l’auspiscio di un addio anticipato da parte del Presidente; senza dimenticare le esternazioni di Massimo D’Alema, secco nell’affermare che «il privato per un personaggio pubblico, non esiste».

Frasi drastiche, per qualcuno imposte da un senso di coerenza da seguire, dopo un’estate all’insegna di (petulanti) domande al Presidente del Consiglio per via delle frequentazioni di Casoria e Villa Certosa.

Stupisce però, e non poco, che le avventure personali di Marrazzo abbiano sconvolto il centrosinistra più di cinque anni di “gestione Bassolino” in Campania. Proprio il 24 ottobre quest’ultimo è stato inserito nell’elenco degli indagati per “presunte irregolarità nell’affidamento di lavori di bonifica di siti inquinati lungo il litorale flegreo”.

Per non parlare dell’inquietante vicenda di Castellammare di Stabia, dove il 3 febbraio scorso fu barbaramente ucciso il consigliere comunale del Pd Luigi Tommasino: appena una settimana fa si è scoperto che il suo killer era un iscritto come lui e frequentava il suo stesso circolo. Una situazione torbida, quasi come quella inerente l’inchiesta sugli appalti nella sanità pugliese, che paradossalmente risultano meno sconvolgenti di una scappatella extraconiugale con dei travestiti.

Marrazzo si è ritrovato così senza gli amici di un tempo. Per colpa – dicono – della mancata denuncia del ricatto subìto. Si fosse ribellato all’estorsione, spiattellando l’episodio alle forze dell’ordine, oggi Piero sarebbe ancora sulla sua poltrona. O almeno è quello che vogliono farci credere.

Facile predicare coraggio. Ma è un pò meno semplice metterlo in pratica quando la propria riservatezza (che dev’essere garantita a tutti, checchè ne dica Massimino) rischia di essere letteralmente sputtanata, com’è d’altronde avvenuto, o quando ad incastrarti sono quegli stessi carabinieri che, si presume, debbano garantire legalità e sicurezza. Facile riempirsi la bocca di banali lezioncine etiche.

Piena solidarietà dunque all’ex governatore. Che non deve rendere conto dei suoi vizi a 56 milioni di italiani. Bensì a sua moglie e alle sue figlie. E alla sua coscienza. Stop.

Marrazzo va a trans. Quando la sinistra non perdona

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Piero Marrazzo ha ufficialmente lasciato. Il Presidente della Regione Lazio si è autosospeso all’indomani della vicenda (un video che lo ritrae in compagnia di un transessuale) che lo ha visto protagonista, o meglio vittima.

La decisione è maturata nella giornata di sabato, ventiquattro ore dopo le iniziali dichiarazioni dell’ex volto di “Mi manda Raitre”. Marrazzo si era detto tranquillo, definendo bufale le voci circolate sul suo conto. Poi oggi il caso è inesorabilmente montato con successive rivelazioni, e pure il Partito Democratico, impegnato a non turbare l’ambiente in vista dell’elezione del nuovo segretario, se n’e’ lavato le mani, auspicando le sue dimissioni.

La maggioranza degli iscritti pare non perdonargli lo “status” di ricattato creatosi una volta staccato il primo di una serie di assegni. «Avrebbe dovuto denunciare i quattro carabinieri», predicano i piddini.

Facile a dirsi col senno di poi, facilissimo. Ma viene da chiedersi se, in fin dei conti, sarebbe cambiato qualcosa se Marrazzo anzichè soccombere avesse incriminato i suoi aguzzini.

Siamo sicuri che il Pd abbia mollato il Presidente per la ricattabilità e non invece per essersi intrattenuto con un trans?

A pensar male si farà pure peccato, ma ipotizzare che Piero sia stato silurato per la propria debolezza sessuale non è affatto azzardato. Probabilmente, se Marrazzo si fosse reso protagonista di uno scandalo differente, magari come quello riguardante i rifiuti , ora sarebbe ancora Governatore. Della Campania.

Viva il Pd, viva l’ipocrisia.

Nadia Cassini a “La vita in diretta” (VIDEO)

Una Nadia Cassini a dir poco “stravagante” (termine molto in voga in questo periodo) è stata ospite a “La vita in diretta” di Lamberto Sposini. Un’apparizione di appena sei minuti (programmata o volontariamente ridotta?), nella quale l’attrice di molte commedie-sexy degli anni ’70 e ‘ 80 è stata capace di non rispondere a nessuna domanda posta del conduttore; rendendosi al contrario protagonista di concetti sconnessi, risate puntuali ad ogni frase completata e di un saluto a Garibaldi (proprio lui!) all’inizio dell’intervista.

Quest’ultima perla non è purtroppo presente nel seguente video. A “Blob” il compito di ripescarla al più presto!

“Intelligence”, dalla partenza boom alla crisi d’ascolti. Misteri della f…iction

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Raramente è accaduto nella storia della televisione che una fiction, partita con un ampio consenso da parte del pubblico, finisse poi col perdere i suoi affezionati. Conquistare immediatamente un grosso bacino d’utenza fino ad oggi era sempre parso come un ottimo viatico verso la consacrazione di un prodotto, soprattutto se ci trovavamo di fronte ad un progetto a lunga serialità.

“Intelligence” sembra invece aver rovesciato ogni parametro. Il thriller investigativo realizzato dalla “Taodue” di Pietro Valsecchi e costato oltre 20 milioni di euro (cifra record per il panorama italiano), dopo un avvio col botto di quasi 7 milioni di telespettatori (pari al 27% di share) è costantemente calato di settimana in settimana, finendo addirittura sotto l’asticella limite del 20% , con il penultimo appuntamento fermo a 4 milioni 800 mila spettatori.

Più di due milioni di “teste” perse per strada tra il primo ed il quinto episodio, con un’emorragia percentuale vicina ai dieci punti. Un declino inesorabile, inaspettato quanto immeritato per una serie avvincente, ben recitata, ricca di colpi di scena e supportata dall’eccellente regia di Alexis Sweet.

Difficile dunque trovare un colpevole. Probabilmente la scelta primaria di Raiuno di controprogrammare a Raoul Bova il modesto show di Vincenzo Salemme “Da nord a sud”, aveva caricato di incauto ottimismo i vertici Mediaset. Non a caso il vento è mutato proprio quando Viale Mazzini, prima con “Tutta la verità” e sette giorni dopo con “Una sera d’ottobre”, s’è mossa sull’identico genere, buttando in campo due punte di diamante della rete.

Va comunque dato merito a Canale 5 di aver mantenuto ordinata la programmazione di “Servizi e segreti”, confermata al lunedì (eccezion fatta per la puntata finale, in onda venerdì 23) nonostante le recenti difficoltà incontrate. Al contempo va però rinfacciata all’azienda la totale assenza di repliche, se non sul canale satellitare MediasetPlus. La riproposizione della quarta serata (la prima davvero sofferente sotto il profilo degli ascolti), magari al sabato o alla domenica mattina, dove invece regnano gli inutili “bis” di “Verissimo” e del “Maurizio Costanzo show”, avrebbe forse evitato un tale deflusso di pubblico.

Caso Mesiano, a Brachino un Tapiro con calzini color turchese

221020091400x300UPDATE – Valerio Staffelli consegnerà stasera, nel corso della puntata di “Striscia la notizia”, un tapiro d’oro con calzini color turchese a Claudio Brachino (foto: tvblog.it).

Com’era prevedibile, Claudio Brachino non è stato a guardare e ha replicato con veemenza alle accuse puovutegli addosso dopo il servizio riguardante il giudice Raimondo Mesiano, andato in onda giovedi scorso.

«Lo ammetto, quel filmato non era un capolavoro e chiedo scusa - ha esordito il direttore di Videonews - ma non c’è stata alcuna violazione della privacy. Le immagini sono state girate per strada, in luoghi pubblici; il pedinamento offensivo è un’altra cosa. Non vi erano valutazioni giuridiche o politiche, nè epiteti infamanti. La responsabilità è esclusivamente mia».

Poi Brachino si è lanciato contro “Repubblica”, quotidiano che con un articolo comparso nell’edizione di venerdì scorso ha dato il via al mare di polemiche: «Se noi non abbiamo rispettato la privacy cosa si dovrebbe dire di chi in questi mesi ha pubblicato le foto dei bagni del premier fatte col telefonino e ha reso pubblici gli scatti provenienti dall’abitazione del Presidente del Consiglio?».

Ed ancora: «Mesiano è diventato famoso in tutto il mondo per una sentenza che obbliga Mediaset a sborsare 750 milioni di euro a De Benedetti. L’rvm è stato trasmesso giovedì, ma la bufera è scoppiata solo il giorno successivo, dopo che il giornale di proprietà dello stesso De Benedetti aveva scritto un pezzo a riguardo. Un caso dovuto dal fuso orario?».

Il giornalista infine difende Annalisa Spinoso, l’autrice del pezzo: «Qualche blog politicizzato e’ arrivato persino a pubblicare il suo numero di cellulare. Mi auguro che i difensori della privacy si schierino in difesa anche della mia collega».