Mega rissa sfiorata nella casa del Grande Fratello. La produzione annuncerà i provvedimenti presi in merito, guardacaso, lunedì sera. Riuscirà Canale 5 a risollevare il reality, sceso nell’ultima puntata sotto la soglia dei 5 milioni?
Mega rissa sfiorata nella casa del Grande Fratello. La produzione annuncerà i provvedimenti presi in merito, guardacaso, lunedì sera. Riuscirà Canale 5 a risollevare il reality, sceso nell’ultima puntata sotto la soglia dei 5 milioni?
“Il Clandestino” del 25 novembre cita questo blog! Lo fa con Domenico Malara, che occupandosi della vicenda di Donatella Papi (aspirante moglie dell’assassino Angelo Izzo), riporta una parte corposa del mio post intitolato “Caso Izzo, la tv faccia un passo indietro”. Che dire: grazie di cuore!
“Papi, l’eroina che declama l’indecenza”, di Domenico Malara:
Benvenuti nell’Italia dei Papi. Dopo Papa Benedetto, Papi Silvio ed Enrico Papi, ecco spuntare dal nulla Donatella Papi, pigmaliona e auto-promessa sposa del reo confesso pluriomicida del Circeo Angelo Izzo. Come se già non bastassero i casini del Marrazzo-gate, di papponi e trans morti in circostanze poco chiare (è così che si dice nell’Italia dei misteri, vero?), ad allietare il Belpaese in questo calderone di trash che più trash non si può, arriva lei: l’eroina buona dei fumetti che declama a reti quasi unificate l’umanità e l’innocenza di un pluriomicida, promettendosi sua sposa.
È bastato l’annuncio-shock di questa 52enne giornalista romana per scatenare il putiferio in rete, complici anche le sue discusse ospitate nei salotti de “L’Italia sul due” e “Domenica cinque”. D’altronde è ormai risaputo: quando il trash chiama la tv risponde. E intanto su facebook spopolano, neanche a dirlo, i primi gruppi anti-Papi: “Donatella Papi vergognati”, “Donatella Papi in manicomio”, “Chiudiamo Donatella Papi in una casa di cura” sono tra i più, per così dire, ecumenici, nati per manifestare rabbia e sdegno nei confronti della Papi.
La protesta monta ancora di più nella bloggosfera. «Un infotainment davvero disgustoso – scrive Valentina Donatiello sul suo blog parlando della puntata di “Mattino cinque” –. Penso che non si possa dare spazio ad un’esaltata che si ostina a dire che Angelo Izzo, uno dei fautori della strage del Circeo, sia innocente». Così come Massimo Falcioni che dal suo spazio indignato scrive: «Provo pena per i familiari delle vittime, per i parenti di Donatella Colasanti, per la sorella della povera Lopez, che muore di dolore ogni volta che qualche mostruoso personaggio sfrutta questa storia analizzandola dalla prospettiva del carnefice. La tv non può permettersi certe cadute di stile. L’auditel va in secondo piano, qui c’è la memoria di quattro innocenti da rispettare, c’è la dignità di tanti parenti da tutelare e soprattutto c’è un’etica che ogni tanto andrebbe rispolverata».
Storia vera o montatura architettata dalla premiata ditta Papi-Izzo al solo scopo di avere un quarto d’ora di celebrità? Lo scopriremo solo vivendo. A proposito di bufale. Provate a collegarvi al sito di news diretto da Donatella Papi (www.comincialitalia.net) ed eccovi comparire un inquietante messaggio: “La visita del sito può danneggiare il computer”. Sarà un caso?
Era l’ottobre del 1998 quando Franca Leosini, autrice e conduttrice di “Storie Maledette”, decise di intervistare Angelo Izzo. Un faccia a faccia con uno dei tre mostri del “Circeo” che nel 1975 (assieme ad Andrea Ghira e Giovanni Guido) sottopose per 35 interminabili ore a violenze e sevizie la diciassettenne Donatella Colasanti e la poco più grande Rosaria Lopez.
La villa, situata sul litorale romano, da meta del divertimento si trasformò ben presto in casa degli orrori. Entrambe le giovani vennero drogate. Rosaria fu trascinata in bagno, picchiata e successivamente annegata nella vasca. Donatella invece, dopo un tentativo di strangolamento non riuscito e l’ennesimo maltrattamento, perpetrato con una spranga di ferro, riuscì a fingersi morta. Una decisione che equivalse alla sua salvezza.
Alla Leosini, Izzo confidò il proprio pentimento. Nonostante i tre tentativi di fuga eseguiti nel 1977, 1986 e 1993, si proclamò cambiato profondamente: «Non so cosa mi passasse per la testa all’epoca. Di sicuro avrei meritato un colpo di pistola alla nuca. Eravamo dei ragazzi viziati che conoscevano ben poco della realtà»
Un uomo nuovo dunque. Così almeno suppose quel giudice che nel dicembre del 2004 garantì ad Izzo la semilibertà dal penitenziario di Campobasso per andare a lavorare in una cooperativa del posto.
Peccato però che in un momento di pausa Izzo ne abbia approfittato per uccidere nuovamente. Vittime stavolta Maria Carmela e Valentina Maiorano, rispettivamente moglie e figlia quindicenne di Giovanni Maiorano, un detenuto conosciuto in carcere.
Morale della storia? Izzo condannato all’ergastolo. Stavolta definitivamente; con tre morti sulla coscienza. Anzi quattro, perché nel frattempo un tumore al seno si portava via la sofferente e provata Colasanti, mai riuscita in trent’anni di battaglie a scacciare i fantasmi di quell’orribile odissea.
Eppure c’è chi, come Donatella Papi, ancora non si “rassegna”. «Voglio sposarlo per dimostrare la sua innocenza», ha dichiarato nei giorni scorsi l’ex giornalista del “Giornale” all’ “Italia sul due”. Cambia lo studio, cambia la rete, ma pure a “Domenica 5” ribadisce l’identico concetto e aggiunge: «Le ragazze del Circeo provocarono i loro aguzzini».
Panico, gelo tra i conduttori, che puntualmente si dissociano. La Papi ci è o ci fa? Cerca pubblicità o è fermamente convinta delle bestialità che dice?
Sinceramente poco importa. Vada al diavolo, e con sé porti pure il pluriomicida Izzo. Ad indignarmi è piuttosto il ruolo del piccolo schermo, che in questa storia surreale si propone come cassa di risonanza.
La tecnica del “risentimento postumo”, cari miei, non ci inganna più. Non serve a ripulirvi la coscienza, non serve a scaricarvi da colpe, né tantomeno dalle responsabilità.
Detesto la retorica e appenderei al muro chi fa della demagogia il suo stile di vita, ma restare in silenzio non mi è più possibile.
Provo pena per i familiari delle vittime, per i parenti di Donatella Colasanti, per la sorella della povera Lopez, che muore di dolore ogni volta che qualche mostruoso personaggio sfrutta questa storia analizzandola dalla prospettiva del carnefice. La tv non può permettersi certe cadute di stile. L’Auditel va in secondo piano, qui c’è la memoria di quattro innocenti da rispettare, c’è la dignità di tanti parenti da tutelare e soprattutto c’è un’etica che ogni tanto andrebbe rispolverata.
“Matrix” trasloca su Italia 1? L’indiscrezione, data dai quotidiani nei giorni scorsi, non è stata confermata, ma nemmeno smentita. Segno di un’eventualità tutt’altro da escludere, considerati anche i deludenti ascolti ottenuti dalla trasmissione dall’inizio dell’attuale stagione.
Una media del 13% di share, con percentuali, in alcune puntate, addirittura inferiori alla soglia minima del 10.
Dati inquietanti, inferiori a quelli del “partente” Costanzo (che rievoca i momenti indimenticabili del suo show ventennale) e del sorprendente Piero Chiambretti, dato a sua volta come sostituto di Alessio Vinci sulla rete ammiraglia.
E proprio Vinci pare essere il principale responsabile di tale fiasco. Subentrato nel marzo scorso all’insuperabile Mentana (qualche dirigente si sarà sicuramente pentito del licenziamento dell’ex direttore del Tg5), il volto della Cnn è sembrato impacciato, lento e prevedibile.
L’esatto contrario del suo predecessore, che aveva lanciato il programma nel settembre 2005 con l’intento di realizzare una trasmissione d’informazione vivace, differente da quelle già esistenti e appetibile ai giovani.
Il crollo d’ascolti corrisponde infatti alla contemporanea fuga del target “under 30”, annoiati nell’assistere ad un talk del quale pare si conosca – ogni volta – già il finale; mentre Vinci (soprannominato cinicamente “CatAlessio” dal sito Dagospia), a suo agio e brillante nei panni di corrispondente, si mostra sempre più come un pesce fuor d’acqua nei panni di presentatore.
Il declino di “Matrix” equivale così ad un’occasione perduta per un’azienda capace di fagocitare in maniera a dir poco “autolesionista” ciò che di buono era stato intelligentemente ideato e sperimentato.
Maurizio Costanzo – è ufficiale – a gennaio tornerà in Rai. Si congederà da Mediaset dopo ventisette anni per riabbracciare l’azienda che lo aveva lanciato in televisione. Addio dunque al “Costanzo Show” che finirà, stavolta definitivamente, in cantina. Già nel 2005 infatti, Canale 5 lo cancellò dal proprio palinsesto, ma il letargo durò appena ventiquattro mesi.
Ora però non si torna indietro e, senza rancore, ognuno proseguirà per la propria strada. Colpa di un genere offuscatosi nell’arco dell’ultimo decennio, al quale non sono bastati i vari tentativi di rivoluzione apportati nel tempo.
Tuttavia, l’ultima versione del talk in onda da settembre è tornata ad infiammare il pubblico. Riposte del dimenticatoio le solite chiacchiere e gli oramai appannati siparietti, Costanzo ha deciso di celebrare la sua creatura con una sorta di “meglio di”, inframezzato dagli interventi dei diretti interessati, chiamati a rivedere e commentare le proprie partecipazioni d’annata alla trasmissione.
Il risultato ottenuto è decisamente positivo. Il giornalista restituisce alla tv chicche perdute negli archivi Fininvest, offrendo al telespettatore anche il piacere di riammirare mostri sacri dello spettacolo passati a miglior vita.
Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Mike Bongiorno, Corrado, Giorgio Gaber. Ed ancora Isabella Ceola (la giovane bolognese affetta da invecchiamento precoce e deceduta nel 1998) e Nik Novecento, attore prediletto di Pupi Avati, scomparso a soli ventitre anni a causa di una grave malformazione cardiaca. Tutti protagonisti, almeno una volta, su quel palcoscenico e puntualmente ricordati con clip ad hoc.
Toccanti amarcord, perdipiù premiati dagli ascolti. Con uno share medio del 15%, Costanzo regala all’azienda dei numeri talvolta più soddisfacenti di quelli ottenuti da Alessio Vinci e il suo “Matrix”. Prova che le famose “teche”, se utilizzate a dovere, rappresentano decisamente un valore aggiunto per ogni piattaforma televisiva.
Veleno di Giancarlo Magalli su Antonella Clerici. Il conduttore de “I fatti vostri”, proprio nel corso della trasmissione di Michele Guardì ha dichiarato: «La Clerici dice di non volere valletti per il prossimo Sanremo? Ha ragione, ci sarebbe bisogno di un presentatore».
Il riferimento, ironico, ma allo stesso altamente polemico, era ad un’intervista uscita su tutti i giornali nella quale l’ex volto de “La Prova del Cuoco” non smentiva la possibile presenza sul palco dell’Ariston di Greggio, De Sica, Fiorello e Bonolis («qualcuno verrà, qualcuno no»), ma allo stesso tempo escludeva ogni ipotesi di co-conduzione: «Ci saranno ospiti di grande livello che verranno chi per 10 minuti, chi magari per più tempo. Non voglio cadere nel “vallettismo”, è svilente».
Giovanni Floris s’è beccato l’ “influenza A”. Salta dunque la puntata di “Ballarò” prevista per domani sera (21.10, Raitre).
Si legge in una nota: «Per rispetto agli ospiti della trasmissione, ai cameramen e ai colleghi ha deciso, d’intesa con il direttore di Rete Paolo Ruffini, di seguire le procedure suggerite dal ministero e di non andare in onda».
Poi il conduttore la butta sullo scherzo: «Tutto a posto, mi sento bene, in famiglia la avevano già avuta tutti ed ora tocca a me. Meglio però seguire le indicazioni del ministero ed evitare di distribuire virus qua e là. Basta che ora non mi chiedano di sostituire Topo Gigio!» (da tvblog.it).
Prima pagina del “Fatto” di venerdì 13 novembre. Nel riquadro dedicato a Gomez, Barbacetto e Mascali compaiono frasi latine senza senso. Gli addetti ai lavori la soprannominano lorem ipsum ed è una tecnica utilizzata da grafici, designer e programmatori per riempire i bozzetti nelle prove grafighe.
Peccato che il tipografo si sia poi scordato di far pulizia!
Foto tratta dal sito di Luca Sofri (www.wittgenstein.it).
Era l’ottobre 2006 e “Le Iene”, con il pretesto di un’intervista sulla Finanziaria, effettuarono un test antidroga (a sorpresa) ai politici italiani. “Tamponarono” la loro fronte grazie alla collaborazione di una finta truccatrice e dagli esiti si scoprì che 16 onorevoli su 50 erano risultati positivi all’esame. Con questo scoop sarebbe dovuta aprirsi l’allora decima edizione della trasmissione, ma – nonostante fosse stato garantito il totale anonimato ai personaggi coinvolti – il Garante della Privacy intervenne e proibì la messa in onda del servizio.
Casini parlò di «pessima trovata pubblicitaria» e di «attendibilità dell’esperimento equivalente allo zero», mentre Italo Bocchino addirittura querelò lo staff di Davide Parenti.
Oggi però succede che a causa della “vicenda Marrazzo” si torni ad accostare la polvere bianca ai parlamentari. C’è allora chi per smarcarsi lancia autonomamente la proposta delle analisi. Peccato però che in questo modo il diretto interessato conosca ovviamente in anticipo la data del prelievo.
Risultato? Zero per cento di politici che fanno uso di droghe. Tutti negativi. E ci mancherebbe altro!
Senza dimenticare che, trattandosi di test volontario, chi nasconde qualcosa potrà continuare a percorrere quella strada. O, come detto, “ripulendosi” nei giorni di avvicinamento al controllo, o rigettando del tutto qualsiasi proposta di esame.
Un insulto all’intelligenza umana, ma soprattutto verso chi, tra deputati e senatori, pulito lo è davvero.
Sarebbe di conseguenza curioso se tra quattro-cinque mesi le “Iene” decidessero di tornare sul “luogo del delitto”, attuando lo stesso procedimento messo in pratica tre anni fa. Di nuovo analisi a sorpresa e “minaccia” di portarne in tv gli esiti. Certamente nessun politico stavolta si opporrebbe, giusto?
In basso il video “incriminato” de “Le Iene”.