Massimo Falcioni per DAW-BLOG.COM
C’è un fiume, se non un oceano, a dividere la seconda serata dal prime time. Tutto cambia, tutto muta. Dal pubblico ai generi, dallo stile di conduzione ai temi che possono essere affrontati. Il re delle ore piccole per eccellenza è ovviamente Renzo Arbore. Con “Quelli della notte” ed “Indietro tutta” segnò un’epoca, quella degli anni Ottanta. Gli italiani arrivarono persino a fiondarsi nei supermercati con una sola richiesta: “Datemi in cacao meravigliao”. Peccato che non esistesse. Prova di quanto quel programma fosse entrato nelle vene del pubblico.
Eppure mai Arbore osò il terribile salto, neppure quando nel 2005 tornò sul piccolo schermo dopo decenni d’assenza. Il titolo già diceva tutto: “Meno siamo meglio stiamo”. Come per dire: se mi volete, venitemi a cercare voi. La notte è una nicchia, in cui tutto è possibile. Se ti vedo è perchè voglio vederti, non c’è concorrenza che tenga.
Ad inizio millennio fu la volta di “Libero”, show che consacrò definitivamente Teo Mammucari. Sia nel 2000 che nel 2004 fu record: punte addirittura del 30% di share. Poi l’errore, clamoroso ed ingenuo: la promozione in prima serata, bocciata sonoramente.
Piero Chiambretti è un altro di quegli artisti da aggiungere alla lista. Istrionico, pungente, dissacrante, debordante. “Chiambretti c’è”, il “Dopofestival” nel 2008, “Markette” ed il “Chiambretti night”. Exploit in serie, avallati appunto dalla collocazione marzulliana. Le eccezioni? Pure qui quando si tentò l’intentabile. “Markette gold”, esperimento natalizio del 2005 di La7 in onda alle 21.30 (e non alla canonica mezzanotte) si incagliò repentinamente. Domenica scorsa l’ennesima chiusura del cerchio, con il “Chiambretti Sunday Show” arenatosi al 5,16%.
Un dato che ha bissato tra l’altro quello conseguito l’11 novembre scorso, sempre in prima serata, con lo speciale su Laura Pausini. Pierino a quell’ora non funziona: un animale da palcoscenico, dosato e “moderato” non è più tale. Non ci si può adeguare alla massa. Significa privarsi dell’identità, dell’idea e della durata originaria del prodotto.
Rendere generalisti certi personaggi, più che essere un premio, rappresenta la loro assoluta condanna. Il guaio è che a non accorgersene siano proprio i diretti interessati. Arbore escluso.








