Quota 60.000!

21 Dicembre 2009

ag 171Sessantamila! Dall’8 dicembre 2008 tanti sono stati i visitatori di falmax85.wordpress.com.

Grazie davvero, a tutti voi. Per aver perso il vostro tempo nel leggere i miei pezzi, per averli commentati, per averli lodati e per averli criticati. Vi abbraccio.


L’Obama “piacione”. Che nessuno racconta

21 Dicembre 2009

Mettete insieme una delle maggiori emittenti televisive della nazione, la più popolare stella del piccolo schermo  ed un Capo di Stato che, con l’intera famiglia, si racconta ed augura un buon natale al Paese. Ne otterrete uno spettacolo di successo, intitolato “Christmas at the White House”.

Ma di cosa si tratta esattamente? Semplice; di un lungo speciale trasmesso in prima serata dal canale “Abc”, nel quale il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama per l’appunto, apre le porte della sua “casa” ad Oprah Winfrey, una delle donne più potenti del globo.

Se poi considerate che quest’ultima è stata la più convinta ed influente sostenitrice del Presidente democratico durante la sofferta campagna elettorale con John McCain (e ancor prima con Hillary Clinton), l’anomalia è davvero completa.

Immaginatevi infatti cosa accadrebbe se il “format” venisse, “malauguratamente”, importato in Italia. Pensate ad un’importante rete televisiva, ad uno spazio in “prime time” concesso al Premier, al Presidente del Consiglio che in braccio tiene i suoi figli (a dire il vero un pò grandicelli) e per mano la sua consorte (eventualità questa, altamente improbabile!). Piazzateci poi Bruno Vespa (anche se, visto il paragone con la Winfrey, i nomi di Fede o Belpietro sarebbero più idonei), autore di domande tutt’altro che scomode e il mix è completato.

Imminenti e furibonde sarebbero le reazioni. La sinistra  griderebbe al “regime”; Grillo e Di Pietro riaffollerebbero le piazze e il conduttore di “Porta a Porta” finirebbe alla gogna. Un pò come capito lo scorso settembre, quando Berlusconi scelse proprio il salotto di Vespa per celebrare il suo “miracolo abruzzese” post terremoto.

Ma torniamo alle questioni poste al Presidente Obama nel corso del faccia a faccia. «E’ cambiato il rapporto con Michelle da quando è stato eletto?», «Crede che il suo sia un matrimonio da invidiare?», «Babbo Natale verrà alla Casa Bianca?». Interrogativi vitali, indispensabili, che hanno completamente oscurato altri argomenti quali il recente rifinanziamento della missione in Afghanistan, la mancata chiusura del carcere di Guantanamo (al contrario proclamata in due anni di campagna elettorale) ed il rifiuto ad aderire al Trattato contro le mine anti-uomo.

Questa è l’America di Barack, che nessun Travaglio racconta, ma che tutti celebrano. A conti fatti, qualcuno è ancora convito di trovarsi in un’atipica dittatura mediatica?


2009 – Il Film

18 Dicembre 2009

Puntuale come un libro di Bruno Vespa, ecco la classica clip di fine anno riassuntiva dei dodici mesi trascorsi. I fatti e i personaggi del 2009. Buona visione!


L’assessore arrestato…in diretta tv

17 Dicembre 2009

Piergianni Prosperini, assessore regionale a Turismo e Sport della Lombardia, apprende telefonicamente del proprio arresto ad Antenna 3. Benvenuti nel mondo dell’assurdo!


Marco Travaglio ed il “diritto all’odio”

17 Dicembre 2009

Marco Travaglio, nel suo intervento sul blog di Beppe Grillo all’indomani dell’aggressione milanese al premier Silvio Berlusconi, si è posto un’inquietante domanda: «Chi l’ha detto che non posso odiare un politico e augurarmi che il Creatore se lo porti via al più presto? Un politico si vota, non si ama. In politica non esiste l’amore, non c’è sentimento».

Niente amore, ma l’odio sì. Questo è consentito, possibile, addirittura normale. «Non vedo per quale motivo – continua il giornalista – qualcuno non possa odiare Berlusconi. L’importante è che si limiti ad odiarlo senza fargli nulla di male».

Affermazioni che, se lette a poche ore dagli avvenimenti meneghini, non possono che trovare un’immediata e secca smentita. La supposta e innocua teoria si è infatti trasformata in delirante pratica, “grazie” a Massimo Tartaglia, troppo in fretta etichettato come semplice psicolabile.

Il diritto all’odio non può essere punito, verissimo. Ma nemmeno invogliato. Perché nella marea di gente che mai penserebbe di scagliare un oggetto contundente contro il proprio nemico, si nasconde anche chi questi problemi di moralità manco se li pone.

A questo punto però occorrerebbe domandarsi a cosa, ma soprattutto a chi si riferisse il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, quando domenica scorsa appena appresa la notizia del ferimento, ha rinnovato l’appello affinchè «ogni contrasto politico e istituzionale sia ricondotto entro limiti di responsabile autocontrollo e di civile confronto, prevenendo e stroncando ogni impulso e spirale di violenza».

Grazie al cielo, la risposta pare essersela data il direttore de “Il Riformista” Antonio Polito, che si è drasticamente smarcato da Travaglio rifiutando di partecipare alla puntata di giovedì di “Annozero”, proprio a causa della presenza della penna de “Il Fatto”.

«Penso sia giunta l’ora – ha affermato l’ex esponente della “Margherita” – in cui anche chi di noi non ha fatto del moralismo una professione debba cominciare a sollevare qualche pregiudiziale morale. E io ne ho molte nei confronti di Travaglio. Con uno così – ha continuato – non vorrei mai trovarmi nella stessa stanza. Evitare ogni contatto è dunque anche questione di deontologia professionale».

Difficile a questo punto supporre che vi sia stato un fraintendimento generale. E per rendersi conto della gravità dell’uscita di Travaglio, basterebbe una volta tanto ribaltare completamente il ragionamento da un’altra – e magari per qualcuno scomoda – angolazione. Sarebbe concepibile un editoriale nel quale un qualsivoglia giornalista si augura l’uccisione del buon Marco? Verrebbe garantita la libertà di odio, assicurata dalla Costituzione? Probabilmente, anzi sicuramente sì. Ma che peso assumerebbe da quel momento in poi quell’auspicio?

«Questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, ed è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito [...] Qualcuno potrebbe esigere la denuncia di Calabresi per falso in atto pubblico. Noi, che più modestamente di questi nemici del popolo vogliamo la morte». Così scrisse “Lotta Continua” il 6 giugno 1970 su Luigi Calabresi, in riferimento alla morte (accidentale) di Giuseppe Pinelli. Il commissario venne successivamente ammazzato, nel 1972, per opera di due sicari. Ma in fondo esercitavano solo il loro diritto all’odio.


In ricordo di Pennacchi. Lo splendido omaggio del collega Scafi

16 Dicembre 2009

Non lo conoscevo personalmente ed anche come giornalista l’avevo scoperto da poco. Ma non riesco a smettere di pensare alla sua morte, alla banalità della sua morte. Il desiderio di “mettere in piedi” l’albero di natale, una caduta domestica, il viaggio in ospedale, la rassicurazione dei medici e il decesso, improvviso, per una costola che gli perfora la milza. Nessuno che se ne accorge.

Il collega Massimiliano Scafi ricorda Gianni Pennacchi sul “Giornale”, con un articolo splendido che ripropongo integralmente.

«Rega’, mo’ ve faccio piagne a tutti». Quante volte l’hai detto, prima di finire il solitario e di iniziare a scrivere. Stavolta ci sei riuscito davvero. Io però, Gianni, adesso te vojo fa ride perché so che le lagne non ti piacciono. Ebbene, è successa una cosa incredibile, quasi comica: è tardi, sono le nove di sera, il Giornale è in chiusura e da Milano – lo sai come rompono quelli – chiedono di «lasciare il pezzo». Ma non posso, la pagina è bianca e dentro non c’è scritto niente.

A Gia’, me so’ impallato. Sono bloccato. Guardo la tua sedia vuota proprio di fronte a me e mi rigiro tra le mani il telefonino con il messaggio che mi hai mandato sabato dall’ospedale: «Sono in ritardo, arriverò alle ?? Sfracandato ma vivo. Ciao e grazie». Una bugia: sei sempre stato un sola… (a Milano non capiscono? Chissenefrega, diresti te). Mi alzo, vado a guardare in faccia Salvatore poi torno a sedermi inebetito.

Ho un buco allo stomaco, magari saranno i due-tre bicchieri che ci siamo appena bevuti per brindare con te ancora una volta. Ah, non te l’ho detto? C’è stata una piccola festicciola in tuo onore nel solito bar di piazza Mignanelli. C’erano Anna Maria, Roberto, Vincenzo, Gian Marco, «Signoretti», la vecchia «zia Ada», c’era Fabrizio e persino Marianna. E sì, c’eri pure tu.

Sono tornato a stento, in motorino sotto la pioggia, e ora devo sfondare questo muro bianco sul computer. Scrivo di getto quello che mi viene, senza starci a pensare. Forse sono pure un po’ ubriaco. A proposito, come lo fanno il Campari lì dove stai tu? La prima cosa che mi viene in mente, tra i fumi, è di appropriarmi del tuo archivio, e sai che cosa intendo.

Poi, come un flash, ti rivedo a Tunisi, che tieni testa al Campanaro. Lui, Oscar Luigi, che ti dà del giornalista di parte. Tu, alto e fiero come un principe berbero, che gli rispondi senza aprire bocca, con uno sguardo dritto e un sorriso che lo incenerisce. Ti ricordi, Gianni? Eravamo quirinalisti «rivali» allora: tu all’Indipendente, io al Giornale ancora montanelliano.

Ma eri tu che facevi sempre le domande più libere e impertinenti. Anche a Cossiga. A Chicago la mattina lo martellavi su Gladio, mentre il pomeriggio ci concedevano lo shopping sul Magnificent Mile e tu ti compravi un improponibile cappotto nero e peloso: sembravi un orso. E a Dublino, in carrozza sulle tracce del Picconatore: il cocchiere non rilasciava ricevute, abbiamo provveduto stampando su un foglio l’impronta dello zoccolo del cavallo. E a Washington con Marcello Pera, quando lo hai interrotto dopo mezz’ora che parlava: «A preside’ io devo scrive sessanta righe, perché nun la smette e ce dà una notizia?».

Ecco, la politica. Ti piangono tutti adesso, destra, centro, sinistra. Bobo Craxi era tuo amico, Mastella pure ma ora mi colpiscono le parole di D’Alema, tra le più sentite. E i colleghi, quanti ne hai svezzati nell’acquario di Montecitorio. Quanti pescetti, quanti ragazzetti sono diventati direttori, anzi, DIRETTORI. Noi no, Gianni, e siamo contenti così. Perché ce li siamo goduti, questo lavoro e questa vita, con tutte le gioie e tutti i dolori del caso.

Sono quasi le dieci. No, non ce la farò mai a finire. Mi sembra di galleggiare per la stanza, di vederti mentre reciti ad alta voce uno dei tuoi articoli, mentre chiedi come si scrive pool e vuoi sapere qual è il nome di battesimo di Pino Pisicchio. Io faccio finta di non sentire, tu mi richiami all’ordine. «A bionno!», oppure, «a communista!», o anche «a pariolino!»: l’appellativo cambia a seconda dell’umore. Quella non è mai cambiata è la tua voglia di scavare e di raccontare.

E di provare. Di sperimentare nuovi stili di scrittura. Un giorno il presente per il dialogo diretto con i lettori: «Sapete l’ultima?», «Ricordate», oppure «Sentite un po’». Il giorno dopo solo il trapassato prossimo: «aveva detto», «aveva fatto». Poi, quei magici giochi di parole: «S’offre e non soffre». Fino all’ultimo vezzo da poeta quale sei, le parole tronche: «facean», «albeggiar», «stormir», «rotear».

Narratore di razza, leggo su uno dei tanti ricordi battuti dalle agenzie di stampa. Sbagliato: tu sei un narratore di cuore. Quel cuore che facevi, fai, palpitare nei tuoi pezzi e che ti porta sempre dentro la notizia, da osservatore coinvolto e mai freddo. In Kosovo, dove eri costretto a dividere la stanza con degli americani dai piedi puzzolenti, e dove, dopo aver scritto, ti davi da fare personalmente per salvare qualche vita. A Brindisi, dopo lo speronamento del boat-people albanese, quando denunciavi i silenzi e gli errori delle autorità italiane. In giro per l’Italia, quando ci parlavi dei disastri annunciati e coperti e dei drammi della gente comune.

Gianni ma che hai nel sangue? Come hai fatto a trasformare in lacrime e umanità tutto il tuo inchiostro? Un maestro, dicono altri. Sbagliato anche questo: nessuno ce la farà a seguirti, la tua lezione andrà perduta. Dove lo trovi un altro anarchico totale, gruppettaro, con la schiena così dritta, capace di sbeffeggiare sempre qualunque potere e qualunque governo?

Guardo la foto qua sopra. Bello come il sole, altro che Scamarcio in quella tua pallida imitazione. Confessa, nei hai fatte tante, vero, prima di riversare il tuo amore sulle tue donne, Anna, Barbara e Larisa. Sembri un tronista, invece sei un Cronista con la C maiuscola, come non se ne fanno più. A Gia’, ti ricordi come hai risposto a quel collega spocchioso che voleva essere pubblicato solo in corsivo? «Impossibile, tu sai scrivere solo in tondo».

Ho la gola secca. È l’ora di dare come al solito l’assalto all’armadio segreto di Cuomo. Ecco, c’è un vino buono, una sola bottiglia, ma per noi due basterà. Ci divideremo pure l’ultimo sorso, amico mio, principe contadino.


E’ morto Gianni Pennacchi. Dagospia accusa: “Malasanità”

14 Dicembre 2009

E’ morto a 64 anni Gianni Pennacchi, cronista de “Il Giornale”. Oltre che col quotidiano di Via Negri, nel corso della sua lunga carriera aveva collaborato con “La Stampa” e “L’Indipendente”. Giornalista parlamentare, Pennacchi era stato recentemente protagonista di un involontario scontro con Alessandra Mussolini nel corso de “La vita in diretta”, in merito al suo articolo sul presunto video hard uscito proprio sul giornale di Vittorio Feltri.

QUESTO BLOG VUOLE RICORDARE PENNACCHI POSTANDO UN PEZZO USCITO NEL POMERIGGIO SUL SITO “DAGOSPIA”: “L’improvvisa scomparsa di Gianni Pennacchi sarebbe un ennesimo caso di malasanità. Caduto rovinosamente mentre allestiva l’albero natalizio, ricoverato in ospedale per tre costole lesionate, il giornalista viene fatto uscire dopo pochi giorni. Nessun dottore si accorge che una costola sta perforando la milza. E stanotte l’emorragia fatale”.


Aggressione a Berlusconi, la guerra si sposta su Facebook

14 Dicembre 2009

Massimo Falcioni per Sambenedettoggi.it

Oltre 60 mila fans. A nemmeno ventiquattr’ore dall’aggressione a Silvio Berlusconi, Massimo Tartaglia ha già raggiunto vette incredibili di popolarità su Facebook.

“Merito” di alcuni frequentatori del social network che, a pochi istanti dal famigerato lancio della statuetta (rappresentante il duomo di Milano) contro il volto del Presidente del Consiglio, hanno dato il via ad attestati di stima senza sosta verso l’assalitore milanese, che col passare delle ore pare essersi trasformato in una sorta di guru.

Ci sono poi i gruppi, innumerevoli, quasi interminabili. “Stima per Massimo Tartaglia” gode di 1950 affiliati, “Solidarietà per Massimo Tartaglia” di quasi 520, “Liberiamo Massimo Tartaglia” di oltre 700. Di grande popolarità risultano inoltre “10, 100, 1000 Massimo Tartaglia” (150), “Grazie Massimo Tartaglia” (550) e “Massimo Tartaglia Santo Subito” (700).

La situazione è pressoché analoga se analizzata a parte invertite. “Massimo Tartaglia vergognati” fa registrare 1850 iscritti e il simile “Vergogna per Massimo Tartaglia” 1360. Ed in rapida successione hanno fatto la loro comparsa “In carcere Tartaglia” (500 membri), “Vergognati Tartaglia. Solidarietà a Berlusconi” (570) ed “Ergastolo per Tartaglia” (tre gruppi omonimi che ne sommano circa 400).

Fa impressione infine, per il boom di consensi raggiunti, “Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia” che in pochissime ore ha raccolto 396 mila “adepti”. Peccato si tratti di una bufala colossale, prodotta dal cambio di nome in corsa ad un gruppo da tempo esistente. In poche parole, uno spazio presumibilmente dedicato al “Made in Italy”, s’è improvvisamente trasformato – per mano degli amministratori – in un gruppo di appoggio al Presidente del Consiglio.

«Vergogna – tuona una visitatrice probabilmente ritrovatasi iscritta a sua insaputa -  questi sono i mezzi che utilizzate per ottenere sostegno. Altro che 390 mila, siete appena quattro gatti».


Corona furioso con Barbara D’Urso (VIDEO)

14 Dicembre 2009

«Non sarai mai una giornalista, cara Barbara D’Urso. Ti devi vergognare. Ti porterò via un sacco di soldi». Fabrizio Corona si è scagliato contro Barbara D’Urso nel corso della puntata di lunedì di “Pomeriggio Cinque”.

L’agente fotografico, tra le altre cose, avrebbe accusato la conduttrice di aver invitato il figlio – avuto dalla relazione con Nina Moric – in una delle sue trasmissioni senza il suo permesso.


Berlusconi aggredito. Il video dell’attacco (INEDITO)

13 Dicembre 2009

UPDATEArrestato Tartaglia. «Non sono io, non sono nessuno». Queste le sue prime, deliranti affermazioni.

Silvio Berlusconi, ricoverato dal Policlinico di Milano s’è detto «amareggiato per la campagna di odio che si sta verificando in Italia. Quasi me l’aspettavo, è colpa di chi da tempo sta mettendo zizzania».

Paolo Ferrero (Rifondazione Comunista): «E’ il gesto di un pazzoide, ma il clima di disagio è stato alimentato da chi è al Governo».

________________________________________________________________________________________________________

Silvio Berlusconi è stato aggredito al volto al termine del suo comizio in Piazza del Duomo a Milano. Una statuetta, lanciata da Massimo Tartaglia (42enne incensurato ed in cura da 10 anni per problemi mentali al Policlinico di Milano), ha colpito il Premier sul labbro, comportandogli una copiosa perdita di sangue e la rottura di due denti.

Berlusconi in un primo tempo si è accasciato, sedendosi con l’aiuto della scorta all’interno dell’automobile, ma successivamente ha voluto accertarsi in prima persona dell’accaduto tornando tra la folla, visibilmente provato.

Nel corso del suo intervento dal palco, il Presidente del Consiglio aveva gia’ avuto modo di scontrarsi (stavolta verbalmente) con dei contestatori: «Noi queste cose non le faremmo mai con voi», ha tuonato il leader del Pdl.  «Noi siamo gente libera, vi lasceremmo esprimere le vostre opinioni».

Ed intanto su Facebook, a poche ore dall’accaduto, non sono esigui i gruppi nati in sostegno a Tartaglia. “Tartaglia Santo Subito” ha raggiunto (ore 21.39) i 250 membri, mentre “Tartaglia Fan Club” ha toccato i 600 “adepti”. Difficile pensare che siano, pure loro, in cura al Policlinico.